Nel calderone dell'inchiesta anche il presidente della provincia di Catanzaro Enzo Bruno, oltre che assessori comunali del Lametino

di TONINO FORTUNA

Chiedevano di inserire nella piattaforma informatica di "Garanzia giovani" i nomi di persone ben precise, modificando e adattando i relativi profili professionali, in modo da farli combaciare con quelli richiesti dalla Sacal. Queste le principali accuse nei confronti dei  dirigenti della società aeroportuale finiti nel calderone dell'inchiesta Eumenidi, scoppiata all'alba di oggi. E lo facevano  - a giudizio degli inquirenti - su precisa segnalazione, "per favorire amici e parenti o, comunque, persone di loro conoscenza, segnalate da altri soggetti". Operazione nella quale risultava fondamentale anche l'apporto "del funzionario addetto ai servizi per l'impiego" cui veniva chiesto materialmente di inserire nella piattaforma determinati aspiranti. 

Gli indiziati. Rispondono a noti personaggi politici, dirigenti pubblici e membri del Cda della società che gestisce l'aeroporto di Lamezia Terme, le identità di persone che, a vario titolo, avrebbero provato ad intercedere con i dirigenti della Sacal. Tra queste spicca il presidente della Provincia di Catanzaro Enzo Bruno, il dirigente regionale Giuseppe Mancini, l'assessore comunale di Conflenti Bruno Vincenzo Scalzo, Pasquale Torquato, vice sindaco di San Mango d'Aquino, Giampaolo Bevilacqua, ex vice presidente della Sacal, Emanuele Ionà, consigliere comunale di Lamezia Terme, e Francesco Buffone, dipendente della Sacal. 


La "tecnica". Appare significativa, in questo contesto, la posizione di Massimo Colosimo (presidente della Sacal), di Pierluigi Mancuso (direttore generale della Sacal) e di  Ester Michienzi. Questi ultimi, "dopo aver omesso di dare la necessaria pubblicità dell'adesione al progetto "Garanzia Giovani", sulla scorta delle indebite segnalazioni e richieste pervenute, indicavano a Sabrina Mileto i nominativi dei giovani da inserire nel progetto. Costei, unitamente ad Angelina Astorino, referente al Centro provinciale per l'Impiego, dove era stata istituita la piattaforma informatica, e coadiuvata da Vincenzo Mancuso, inseriva i nomi e i curricula dei candidati selezionati a monte dai dirigenti della Sacal, forzando il sistema di matching  -asseriscono gli investigatori - affinchè i relativi profili professionali e curriculari combaciassero con quelli formalmente richiesti". 

Il tirocinio. Il sistema funzionava alla perfezione. Infatti, nel luglio 2015 venivano avviati al tirocinio retribuito per 400 euro mensili, erogati dall'Inps, alcuni giovani, diversi dei quali "indicati dai politici locali, da dirigenti pubblici, da membri del Consiglio d'amministrazione della Sacal ed altri da dirigenti della Sacal stessa sulla base di amicizie e parentele". Tra costoro, alcuni sarebbero stati successivamente assunti a tempo determinato. 


Il carabiniere. Emerge poi il ruolo di Marcello Mendicino, carabiniere in servizio a Sambiase che,  "riferendo a Ester Michienzi di essere in grado di ottenere le informazioni da lei richieste e millantando contatti con un brigadiere, si faceva promettere l'inserimento di suo figlio tra i soggetti da avviare al tirocinio finanziato con il Pon "Garanzia Giovani". 

Perquisizioni e sequestri. Individuate dalle Fiamme Gialle varie selezioni "indebite ed arbitrarie" di soggetti "da avviare al tirocinio retribuito, con possibilità di assunzione". Un fatto che talora non si è verificato "per via delle perquisizioni e dei sequestri alla Sacal nell'agosto del 2015 dalla Guardia di Finanza e dalla polizia aeroportuale che hanno interrotto l'azione criminosa". 

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