L'inchiesta: nuovi verbali dei pentiti scuotono il processo sulle alleanze tra clan (NOMI)
Le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia aprono nuovi scenari nel procedimento della Dda: al centro presunti investimenti, gestione della manodopera e rapporti economici
Nuovi tasselli si aggiungono al mosaico investigativo del processo Hydra, il procedimento coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Milano che punta a fare luce su presunti collegamenti tra organizzazioni mafiose attive nel Nord Italia. Negli ultimi giorni sono stati depositati agli atti ulteriori verbali contenenti le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, ritenute dagli inquirenti rilevanti per ricostruire la struttura economica e relazionale del sistema criminale oggetto dell’indagine.
Tra i nomi emersi nelle nuove carte figurano quelli di William Alfonso Cerbo, soprannominato “Scarface”, e di Francesco Bellusci. Le loro testimonianze affrontano aspetti differenti dell’inchiesta, ma convergono nel delineare un presunto intreccio di interessi tra ambienti imprenditoriali e soggetti considerati vicini alla criminalità organizzata.
Secondo quanto riferito da Cerbo, alcuni individui legati al clan Senese avrebbero avuto rapporti economici con un facoltoso imprenditore svizzero. Le dichiarazioni parlano di capitali investiti in attività considerate dagli investigatori sospette, tra cui prestiti usurari e operazioni commerciali apparentemente regolari. Gli accertamenti si concentrano anche su investimenti nel settore immobiliare e dell’abbigliamento, oltre che sull’acquisto di beni di lusso utilizzati, secondo l’ipotesi accusatoria, per consolidare il prestigio del gruppo.
Un altro fronte investigativo riguarda invece i rapporti tra Gioacchino Amico ed Emanuele Gregorini, noto come “Dollarino”. Bellusci ha descritto un contesto caratterizzato dall’esibizione di ingenti somme di denaro contante attraverso immagini e video che sarebbero circolati all’interno dell’ambiente criminale. Elementi che, per la procura, contribuirebbero a definire il profilo economico del presunto sodalizio.
Nei verbali emergono inoltre riferimenti a contrasti interni, tensioni e dinamiche di potere tra alcuni degli indagati, aspetti che potrebbero aiutare gli investigatori a comprendere meglio gli equilibri del gruppo.
Sotto la lente degli inquirenti anche la società GFE, che secondo il collaboratore sarebbe stata avviata tra il 2021 e il 2022 nell’hinterland milanese. L’azienda avrebbe operato formalmente nel settore della somministrazione di personale, ma l’ipotesi investigativa è che dietro l’attività si celassero pratiche irregolari legate alla gestione della manodopera e all’evasione dei contributi.
La procura antimafia continua intanto ad approfondire il materiale raccolto. Le dichiarazioni dei collaboratori saranno ora valutate nel corso del dibattimento, mentre gli accertamenti dovranno chiarire l’effettiva esistenza dei rapporti contestati e il ruolo dei soggetti coinvolti nel presunto sistema criminale.
