Nuovo capitolo giudiziario nella vicenda che vede coinvolto l'imprenditore lametino Francesco Cianflone. La Quinta Sezione penale della Corte di Cassazione ha annullato con rinvio la sentenza che lo aveva condannato a cinque anni di reclusione per associazione di tipo mafioso, disponendo che il processo venga nuovamente esaminato da una diversa sezione della Corte d'Appello di Catanzaro.

La decisione arriva al termine del ricorso presentato dai difensori dell'imprenditore, gli avvocati Massimiliano Carnovale ed Enrico Grosso, contro la sentenza di secondo grado che aveva confermato integralmente il verdetto emesso dal Tribunale di Lamezia Terme.

Cianflone era finito al centro dell'operazione antimafia "Piana", coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e culminata nel 2013 con una serie di arresti nei confronti di imprenditori ritenuti, secondo l'accusa, vicini alla cosca Giampà di Lamezia Terme. Gli inquirenti avevano individuato nell'imprenditore una figura ritenuta funzionale agli interessi economici del clan attraverso le società a lui riconducibili.

Nel corso degli anni il procedimento ha attraversato diverse fasi giudiziarie. In un primo momento erano stati disposti sequestri patrimoniali e aziendali successivamente revocati, mentre sul piano penale era arrivata la condanna a cinque anni di reclusione accompagnata dall'interdizione perpetua dai pubblici uffici, confermata anche in appello.

Davanti alla Suprema Corte, la difesa ha contestato la qualificazione giuridica attribuita alla posizione dell'imprenditore, sostenendo l'assenza degli elementi necessari per configurare una partecipazione stabile all'associazione mafiosa. Nel ricorso sono stati inoltre sollevati rilievi sulla valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia e sulla ricostruzione dei rapporti tra l'attività imprenditoriale di Cianflone e il presunto sodalizio criminale.

I giudici di legittimità, al termine dell'udienza pubblica, hanno accolto le doglianze difensive annullando la sentenza impugnata. Sarà ora una nuova sezione della Corte d'Appello di Catanzaro a riesaminare il caso alla luce delle indicazioni contenute nella decisione della Cassazione.

L'annullamento con rinvio non equivale a un'assoluzione, ma comporta la riapertura del giudizio di merito, nel quale dovranno essere rivalutati gli elementi contestati dalla difesa e oggetto del pronunciamento della Suprema Corte.