Sino al 30 giugno  2015 sono 1.579 gli iscritti sul registro degli indagati della Dda di Catanzaro per fatti di mafia commessi a Vibo e provincia e sui quali sono in corso indagini

di GIUSEPPE BAGLIVO

Oltre 1.500 indagati per associazione mafiosa o per reati aggravati dall'articolo 7 della legge antimafia (metodo mafioso o finalità mafiose) commessi a Vibo e nel Vibonese ed iscritti sul registro degli indagati da parte della Dda di Catanzaro. E' questo il dato "shock" che viene svelato dall'annuale relazione della Dna (Direzione nazionale antimafia) pubblicata nei giorni scorsi e che prende in esame le attività svolte da tutte le Direzioni distrettuali antimafia italiane analizzando al contempo le dinamiche e le strategie della criminalità organizzata di tipo mafioso.

registro indagati

In particolare, la Dna svela che alla data del 30 giugno 2015 sono ben 41 i fascicoli iscritti a modello 44, cioè sul registro delle notizie di reato della Procura distrettuale di Catanzaro relative ad ignoti, numerosi di tali fascicoli aperti per il reato di omicidio. Sono invece oltre 40 i fascicoli iscritti a modello 45, cioè sul registro degli atti non costituenti notizia di reato, mentre 159 sono i fascicoli aperti a modello 21 cioè sul registro delle notizie di reato a carico di persone note ed individuate, per un totale di 1.579 indagati. Un numero ad oggi sicuramente cresciuto, atteso che la relazione della Dna prende in considerazione l'arco temporale che va dal 1 luglio 2014 al 30 giugno 2015 e non copre quindi il secondo semestre del 2015.

codice penale

Un numero cospicuo di procedimenti di Dda pendenti, dunque, ma il dato più rilevante - secondo la Direzione nazionale antimafia - è dato dalla "qualità e delicatezza" di tali procedimenti penali pendenti, "con numerose indagini per le quali sono state depositate informative finali". Si tratta di indagini che spaziano dal coinvolgimento di alcune cosche "nel condizionamento di elezioni amministrative", sino all’accertamento di "massicce campagne estorsive, all’individuazione di vari canali di narcotraffico internazionale, alla realizzazione di omicidi, tutti commessi da associazioni attestate in varie località del territorio ricompreso nel circondario di Vibo Valentia". Tali indagini sono affidate ad un solo magistrato di Dda e da qui l'estrema difficoltà a gestire il tutto in tempi accettabili E ragionevoli. Ritardi che si accumulano anche perchè un solo magistrato deve anche quasi quotidianamente rappresentare la pubblica accusa in aula nei diversi processi in corso in Assise a Catanzaro o dinanzi al Tribunale collegiale di Vibo Valentia o davanti al gup distrettuale nei casi di procedimenti con rito abbreviato.

Legge uguale

La relazione della Dna segnala inoltre che "le complessive attività svolte su Vibo Valentia risultano, come del resto appare comprensibile alla luce dell'elevatissima densità criminale della provincia, avere solo marginalmente intaccato il complesso sistema criminale, collegato ai Mancuso o alle altre organizzazioni presenti, e necessitano di ulteriori approfondimenti, aggiornamenti e certamente richiedono notevole impulso, soprattutto alla luce delle più recenti informazioni acquisite nel corso dell’attività di indagine".

pm Pierpaolo Bruni

Indagini e ritardi. Questo, dunque, il quadro tracciato dalla Dna per il Vibonese, territorio dove si continua a "navigare a vista", continuando ancora ad assegnare un solo magistrato alla Dda di Catanzaro (salvo una breve parentesi in cui anche per Vibo era stato assegnato il pm Pierpaolo Bruni) e territorio sul quale manca ancora il riconoscimento in sede giudiziaria di importanti associazioni mafiose storiche e da tempo radicate (basti pensare ai centri di Briatico, Zungri, Rombiolo, Cessaniti, San Costantino Calabro, Francica, Spilinga, Mongiana, Francavilla Angitola e diversi altri). Fra contrasti all'interno degli stessi apparati investigativi o fra apparati investigativi, fra contrasti e divergenze di vedute all'interno della stessa magistratura inquirente, fra uffici del gip distrettuale di Catanzaro trasformati in "imbuti" su cui pendono da tempo numerose richieste di arresto che interessano tutta la Calabria ad eccezione della provincia di Reggio Calabria, la lotta alla mafia nel Vibonese accumula ritardi su ritardi, nonostante ci si trovi in presenza di: un elevato numero di Comuni sciolti per infiltrazioni mafiose (alcuni anche più di una volta in meno di un decennio); guerre di mafia che hanno insanguinato l'intera zona delle Serre e delle Preserre vibonesi; i vertici del clan Mancuso totalmente liberi ( Cosmo Michele Mancuso, Luigi Mancuso, Diego, Francesco, Pantaleone e Domenico Mancuso); buona parte dei vertici del clan Lo Bianco-Barba liberi (alcuni hanno già scontato da tempo la pena per associazione mafiosa, altri non sono mai stati scalfiti nel loro potere da indagini antimafia); il clan Fiarè (secondo per ordine di importanza nel Vibonese) quasi totalmente libero e più operativo che mai; realtà territoriali che aspettano da decenni risposte e interessati da gravi episodi criminali ascritti ad organizzazioni mafiose; un'intera attività di indagine relativa alle intercettazioni nel bar "Tony" di Nicotera che aspetta ancora di essere sviluppata non potendo di certo esaurirsi con i soli arresti di Pantaleone Mancuso, alias "Scarpuni", Rinaldo Loielo e Filippo Pagano; con le proiezioni dell'inchiesta sul clan Tripodi di Portosalvo che hanno finito per lambire ambienti massonici, politici ed imprenditoriali che abbracciano mezza Italia, da Roma a Milano partendo dal Vibonese, e che attendono ancora di essere sviluppate.

#FOCUS | ‘Ndrangheta: l’Antimafia ed i problemi irrisolti, dal Vibonese al resto della Calabria (leggi qui)