Processo "'ndrangheta stragista", attesa per le parole del boss (NOMI e DETTAGLI)
Dovrebbe rendere dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d'Assise d'Appello nel processo bis sulle stragi. Dopo l'intervento dell'accusa, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per la sentenza
Si avvicina uno dei passaggi più attesi del processo d'appello bis "'Ndrangheta stragista". Il prossimo 9 luglio è previsto l'intervento di Giuseppe Graviano, che dovrebbe rendere dichiarazioni spontanee davanti alla Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria prima della conclusione del procedimento.
L'audizione del boss di Brancaccio era stata rinviata nell'ultima udienza dopo che la difesa aveva segnalato l'impossibilità, per il detenuto, di consultare il materiale processuale a causa dell'assenza di un computer idoneo nella struttura carceraria. Su richiesta della Corte, il procuratore generale Giuseppe Lombardo ha manifestato la disponibilità a trasmettere direttamente gli atti digitali all'istituto penitenziario.
Verso la sentenza del nuovo processo d'appello
Dopo le dichiarazioni di Graviano e la replica della Procura generale, i giudici entreranno in camera di consiglio per pronunciarsi sul processo che vede imputati lo stesso Graviano e Rocco Santo Filippone, ritenuto dall'accusa esponente della cosca Piromalli di Gioia Tauro.
Entrambi erano stati condannati all'ergastolo nei precedenti gradi di giudizio per il duplice omicidio dei carabinieri Antonino Fava e Vincenzo Garofalo, assassinati il 18 gennaio 1994 lungo l'autostrada Salerno-Reggio Calabria, nel territorio di Scilla, oltre che per gli attentati contro altre pattuglie dell'Arma. Le contestazioni sono oggetto del nuovo giudizio e gli imputati devono considerarsi non colpevoli fino a sentenza definitiva.
Il rinvio della Cassazione
Il processo è tornato davanti ai giudici d'appello dopo la decisione della Corte di Cassazione, che ha disposto un nuovo esame limitatamente alla valutazione delle prove relative al presunto contributo degli imputati nel mandato omicidiario.
In particolare, la Suprema Corte ha evidenziato criticità nella valutazione delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Antonino Lo Giudice e Consolato Villani, ritenendo che le incongruenze segnalate dalla difesa non fossero state adeguatamente affrontate nelle precedenti sentenze.
Il confronto tra accusa e difesa
Proprio sull'attendibilità dei collaboratori si è concentrata gran parte del dibattimento. La difesa di Filippone, rappresentata dall'avvocato Salvatore Staiano, ha contestato la ricostruzione della Procura, sostenendo la necessità di riscontri esterni alle dichiarazioni rese dai pentiti e definendo tardive le loro accuse.
Di diverso avviso la Procura generale, che continua a ritenere determinante l'intercettazione del dicembre 2022 nella quale Pino Piromalli faceva riferimento ai fratelli Graviano. Secondo l'accusa, quel dialogo rappresenterebbe un elemento di conferma dell'ipotesi investigativa sui rapporti tra Cosa Nostra e 'ndrangheta nel contesto della stagione stragista dei primi anni Novanta.
L'udienza del 9 luglio rappresenterà dunque l'ultimo atto del processo prima della decisione della Corte, chiamata a pronunciarsi sulle responsabilità contestate agli imputati alla luce delle indicazioni formulate dalla Cassazione.
