OPINIONI | Qualcosa non torna nel “comizio” della Limardo
Nel suo intervento in Consiglio comunale, caratterizzato da un mix di teatralità e comizio politico, il sindaco di Vibo Valentia Maria Limardo ha detto un sacco di cose. Appare evidente ai più come abbia voluto, o dovuto, adeguarsi alle direttive nazionali del centrodestra: lo si capisce dalla difesa a spada tratta della Santelli e all’attacco più e più volte ripetuto nei confronti del Governo, in contraddizione con la logica del pugno di ferro attuata finora. Nella foga politica, però, si è lasciata scappare alcune inesattezze e qualche imprecisione.
Primo intervento dell’Amministrazione il 3 febbraio. Il primo cittadino ha inizialmente dichiarato: “Tutto è iniziato con un mio avviso del 3 febbraio 2020, e vi ricordo che il primo caso Covid in Italia è stato alla fine di febbraio. Questo per far intendere l’attenzione, la prudenza e la saggezza dell’operato di questa Amministrazione”. In questo caso il sindaco gioca con le date: è vero che il primo caso di italiani contagiati si è registrato tra il 21 e il 22 febbraio, ma già il 30 gennaio l'Oms aveva dichiarato l’"emergenza sanitaria globale" e sempre il 30 gennaio era arrivata la notizia dei primi due casi in Italia, ovvero i due turisti cinesi ricoverati allo Spallanzani. ll 31 gennaio il Governo aveva poi decretato lo stato d'emergenza e aveva già preso le prime misure come il blocco degli aerei da e verso la Cina e l’istituzione del numero verde 1500. Tanto che il suo avviso, che infatti richiama questi provvedimenti, non è altro che una diffusione delle norme igieniche come lavarsi le mani, tossire nel gomito ecc. Nessuna particolare “attenzione, prudenza o saggezza” dell’Amministrazione, insomma.
Dovremo convivere con il virus per anni. Continuando nel suo discorso, ha affermato: “Ma non possiamo rimanere sotto una campana di vetro da qui ai prossimi anni, dobbiamo purtroppo imparare a convivere con questa maledizione che ci è capitata”. Chiaro l’intento di convincere della bontà della riapertura, ma, onde evitare eventuali allarmismi, è importante precisare che dovremo convivere con il virus per i prossimi mesi. Non anni. O meglio: nessuno sa con certezza come andrà, se si evolverà, quanto tempo durerà, ma il vaccino – secondo le previsioni degli esperti – non arriverà tra diversi anni ma molto prima. Quindi lasciar intendere che dovremo vivere in queste condizioni (con mascherine e distanziamento sociale) per alcuni anni non appare molto corretto.
“Non posso far finta che non esista”. Come ha commentato qualcuno sui social: “Non puoi neanche far finta che sia legittima”. Infatti non è vero che è il Comune è “obbligato” a rispettare l’ordinanza della Santelli. Sono stati diversi i sindaci di tutta la Calabria che nelle ultime ore hanno deciso di non attuare l’ordinanza regionale, anche a seguito della notizia che il Governo impugnerà il provvedimento della Santelli. Ragion per cui il primo cittadino poteva anche evitare di salire sulla cattedra e dare lezioni di diritto costituzionale a tutta la popolazione.
L’ordinanza della Santelli dice tante cose. “Alla Santelli non è che è andato di volta il cervello, ma cominciamo a sperimentare una fase di apertura perché prima o poi da questa campana di vetro dobbiamo uscire, perché da qui a poco ci sarà Conte che dirà ‘aprite’”. Con tanto di un urlato “la vogliamo dare una lettura intelligente dell’ordinanza della Santelli” e “se questa è la pietra dello scandalo si comprende bene che la presidente Santelli ha detto ‘qua dalla campana di vetro ci stanno facendo uscire a livello nazionale, quindi svegliamoci’”. A parte il fatto che una lettura intelligente del provvedimento nazionale non può far pensare che il Governo volesse consentire riaperture maggiori perché tanto, prima o poi, dovremo uscire. In secondo luogo, inoltre, il provvedimento della Santelli non ha solo la controversa questione dei “tavolini fuori”, come ha fatto credere il sindaco. Un altro punto (contestato) dell’ordinanza era quello che consentiva gli spostamenti verso un altro comune per lo svolgimento di sport individuali. Ovvero la possibilità, ad esempio, di recarsi in spiaggia per fare nuoto o una corsa. Si può essere d’accordo o meno, ma non si può certo tacere un punto simile e far passare il provvedimento regionale come una banale autorizzazione a prendere il caffè fuori dal bar.
Il Governo ha stanziato pochi fondi. Nel suo attacco, palesemente di natura politica, al Governo, la Limardo ha dichiarato che i 240mila euro di buoni spesa e i 16mila euro di sanificazione arrivati dallo Stato sono “meno di una goccia d’acqua nell’oceano del bisogno” e i Comuni “sono stati abbandonati al loro destino come fuscelli in mezzo al mare in tempesta, e nelle acque procellose e tempestose abbiamo dovuto trovare la barra che abbiamo saputo mantenere dritta”. A parte la vena poetica, interessanti sono le motivazioni. Qualcuno magari si sarà perso nella serie di dati che ha elencato dopo, li riassumiamo qui: dei 240mila euro, 176mila sono stati assegnati a chi non aveva reddito e il resto a chi percepisce già il reddito di cittadinanza o altri sussidi statali. Dopo aver aiutato tutti i nuclei familiari bisognosi, poi, sono anche avanzati 57mila euro. Che sicuramente sono pochi e sicuramente potevano essere di più. Ma non sono certo una somma così bassa da giustificare una foga teatrale – molto stile “comizio politico” - contro il Governo.
Tutto merito dell’Amministrazione. “Ci piace pensare che se questi focolai non ci sono stati è dovuto certamente anche all’attività di prevenzione fatta dall’Asp ma anche dalla straordinaria opera di sensibilizzazione che quest’Amministrazione ha fatto nei confronti delle famiglie che purtroppo hanno avuto casi di Covid”. L’Amministrazione ha certamente fatto la sua parte, ma a qualcuno potrebbe sembrare eccessivo prendersi (quasi) tutti i meriti per il contenimento del contagio. Perché sono stati in primis i cittadini a rispettare, chi più chi meno, le regole. E lo dimostrano anche i dati che la stessa Limardo ha diffuso: a fronte di 1434 persone, 1417 veicoli, e 4644 esercizi commerciali controllati, sono state denunciate penalmente 10 persone, elevate 10 sanzioni amministrative e 35 sanzioni sono state contestate. I vibonesi, insomma, hanno per lo più rispettato le regole. È doveroso ricordarlo.

