Allarme nel Vibonese, capre sbranate da lupi
Allevatori sotto assedio: «Non sono più casi isolati, serve protezione»
Il silenzio delle campagne intorno al Lago Angitola è stato spezzato ancora una volta dal belare terrorizzato di un gregge. Non è un film, ma la dura realtà con cui devono fare i conti gli allevatori di Maierato, dove la presenza del lupo è passata da suggestione naturalistica a minaccia concreta per l’economia locale.
L’ultimo attacco, denunciato ufficialmente ai Carabinieri, si è consumato in pieno giorno in località Serre. Erano le 14:30 quando un predatore solitario – ma probabilmente spalleggiato da un branco rimasto nell'ombra – è sbucato dalle sterpaglie puntando dritto alle capre al pascolo.
L’allevatore, testimone impotente della scena, ha tentato di scacciare l’animale con le grida, riuscendo solo a interrompere il banchetto ma non la mattanza: due capi adulti sono stati trascinati via nella boscaglia, lasciando il resto del gregge in uno stato di shock tale da rendere impossibili le ricerche immediate.
Il triste epilogo è stato scoperto soltanto il mattino seguente. Seguendo le tracce di trascinamento tra il fango e i rovi, il proprietario ha rinvenuto le carcasse sbranate delle due capre. Unico "conforto", se così si può dire, il recupero dei marchi identificativi dell'Asp, necessari per avviare le pratiche di denuncia e la conta dei danni.
"La dinamica non lascia dubbi: hanno agito con una coordinazione che suggerisce la presenza di un branco stanziale," spiegano i residenti della zona.
Il caso di Maierato riaccende il dibattito sulla convivenza tra fauna selvatica e attività umane. Se da un lato il ritorno del lupo è il segnale di un ecosistema che riprende i suoi spazi, dall'altro gli allevatori vibonesi si sentono abbandonati a gestire un’emergenza che pesa direttamente sulle loro tasche.
Sui social le segnalazioni aumentano: video e foto di avvistamenti notturni (e ora anche diurni) confermano che i predatori si stanno spingendo sempre più vicino ai centri abitati e alle aziende zootecniche. La richiesta che arriva dal territorio è chiara: servono misure di sostegno per la messa in sicurezza delle stalle e indennizzi rapidi, per evitare che la paura si trasformi in esasperazione.
