Droga nei boschi: scatta il giudizio immediato per i "re" della marijuana (NOMI)
La Procura di Lamezia chiude il cerchio sulla maxi-piantagione da 2,5 milioni di euro: quattro imputati alla sbarra il 18 giugno. Sequestrati beni per 220mila euro tra immobili e conti correnti
Niente filtro dell'udienza preliminare: le prove raccolte dagli investigatori sono state ritenute schiaccianti. La Procura della Repubblica di Lamezia Terme ha ottenuto il giudizio immediato per i quattro soggetti ritenuti responsabili di una mastodontica attività di coltivazione e produzione di stupefacenti scoperta tra le pieghe dell'entroterra lametino.
L'inchiesta, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Soveria Mannelli con il supporto dello Squadrone Cacciatori "Calabria", aveva portato alla luce un business illegale dai numeri impressionanti: quasi cinquemila piante di marijuana capaci di immettere sul mercato oltre un milione di dosi, per un valore stimato di circa 2,5 milioni di euro.
Il prossimo 18 giugno, davanti al Tribunale monocratico di Lamezia Terme, dovranno comparire per l'inizio del processo:
- Claudio Strangis (34 anni, Conflenti)
- Vittorio Strangis (36 anni, Lamezia Terme)
- Gennaro Strangis (34 anni, Lamezia Terme)
- Alessandro Bilotta (29 anni, Lamezia Terme)
Tutti erano stati raggiunti da misura cautelare lo scorso aprile, al termine di un'indagine partita nel maggio 2025 e condotta con estenuanti servizi di osservazione notturna tra i boschi.
L'organizzazione non lasciava nulla al caso. Secondo l'accusa, il gruppo utilizzava una strumentazione tecnica sofisticata per proteggere il raccolto. Da un lato le foto-trappole, usate per monitorare eventuali intrusioni nelle aree di coltivazione; dall'altro i "jammer", disturbatori di frequenza impiegati per oscurare i segnali telefonici e neutralizzare possibili intercettazioni o localizzatori delle Forze dell'Ordine.
Mentre Claudio Strangis è indicato dagli inquirenti come il dominus dell'operazione, gli altri indagati si sarebbero spartiti i compiti di vigilanza, raccolta e logistica, creando una vera e propria filiera industriale della droga.trimoni
Oltre alla libertà personale, lo Stato ha colpito i beni degli indagati. L'indagine patrimoniale ha evidenziato una netta sproporzione tra i redditi dichiarati e il tenore di vita reale. Sono così scattati i sigilli su beni per un valore di 220mila euro, tra cui un'abitazione privata, nove veicoli e ventuno tra conti correnti, carte prepagate e buoni di risparmio.
Il processo di giugno dovrà ora vagliare le pesanti ipotesi d'accusa in un dibattimento che si preannuncia rapido proprio in virtù del rito immediato richiesto e ottenuto dalla Procura.
