La campagna di Mirabelli, voti in cambio di posti al call center
Le promesse dell'ex consigliere regionale: si sarebbe impegnato per ottenere posti di lavoro nelle strutture del gruppo Abramo
Nel 2010 Rosario Mirabelli guadagnò la sua poltrona come consigliere regionale. A festeggiare furono due sostenitori del candidato: Michele Di Puppo e Marco Paolo Lento, factotum di Mirabelli. Di Puppo procacciava voti e intanto passava proposte d assunzione di familiari e conoscenti a Lento come contropartita per l’impegno elettorale speso per sostenere Mirabelli. Di Puppo si aggiornava costantemente sui risultati elettorali «chiedendo a Lento di procurargli il tabulato sulle ripartizioni dei voti per seggio e i dati di quei “due o tre paesi”» per verificare se le persone «avessero votato secondo le sue indicazioni». (leggi qui le accuse contestate agli indagati)
«No, che poi mi interessano due o tre paesi, Marcolì! M’interessano… poi li controlliamo, hai capito? Per una questione… mia, più che altro!».
Di Puppo, intanto, continuava a inviare a Mirabelli proposte di assunzione per persone a lui vicine in modo che il consigliere li potesse sistemare in società, enti, o il più delle volte, in call center. Man mano che cresceva il consenso elettorale arrivavano le rassicurazioni su una futura assunzione al call center Abramo. «Dagli elementi richiamati – si legge nell’ordinanza – si evince quindi che il destinatario delle richieste avanzate dal Di Puppo fosse proprio Rosario Mirabelli, che agiva per ricambiare lì appoggio elettorale».
Nonostante nella corsa per le comunali a Rende del 2011 Mirabelli uscì perdente, da diverse conversazioni telefoniche emerge l’impegno elettorale profuso da D’Ambrosio anche per quanto riguarda l’attività di “attacchinaggio”. Adolfo D'Ambrosio concordava orari e percorsi degli “attacchini” con il figlio di Rosario Mirabelli, Lucio e sottolineava il suo impegno nella competizione elettorale. «Però vieni perché devi sentire con le tue orecchie, perché io devo dirottare i voti su tuo padre (Rosario Mirabelli) a me chiacchiere non piace farne».
