L'aggressione subita dalla guardia medica di Vibo Marina a fine agosto, quando un gruppo di giovani probabilmente ubriachi è entrato nello stabile reagendo in modo violento alla richiesta della dottoressa di indossare la mascherina, continua ad essere al centro della discussione del Consiglio provinciale dell'ordine dei medici. L'aggressione ha infatti portato a conoscenza dell'opinione pubblica il problema della sicurezza in importanti strutture sanitarie "che hanno una diffusione capillare sul territorio, offrono un servizio notturno e festivo e spesso, nei paesi del nostro entroterra, le luci che rimangono accese sono quelle dei carabinieri e della guardia medica". A parlare ai microfoni di Zoom24 è Loredana Pilegi, dottoressa e vice presidente dell'Ordine dei medici di Vibo, che ha richiamato con forza la necessità di maggiore sicurezza, "condicio sine qua non per operare in strutture dove spesso ci si trova a lavorare da soli, non coadiuvati da un infermiere".

Le due proposte dell'Ordine dei medici. "Sono presidi di base dove spesso arrivano colleghi molto giovani - ha spiegato la dottoressa Pilegi - e ci si avventura in queste strutture che sono il più delle volte abbandonate a se stesse". Le proposte per una maggiore sicurezza ci sono e sono state portate, dall'Ordine dei medici, all'attenzione dell'Asp e del prefetto: "Bastano veramente poche cose: intanto una struttura a griglia tipo quella delle farmacie di notte per verificare chi è e se ha bisogno realmente dell'assistenza, che potrebbe mettere in sicurezza una guardia medica".

Campanello in contatto con le forze dell'ordine. Un'altra proposta è stata quella di avere "un campanello allacciato con la postazione della polizia o dei carabinieri, in modo che nel momento in cui un collega o una collega si dovessero trovare in pericolo possano, senza andare a prendere il telefono, premere il campanello e avere le forze dell'ordine sul posto". Entrambe proposte fattibili che possono evitare tutte quelle aggressioni che creano "danni seri alla persona e anche alle strutture".

Quella volta che bussò un condannato per violenza sessuale. Una situazione preoccupante per tutti i medici che si trovano a offrire un servizio essenziale per la comunità. La stessa dottoressa Pilegi ci informa di essersi trovata diverse volte in situazioni abbastanza pericolose. Un esempio? "Ho fatto per tanti anni guardia medica in un paesino tranquillo dell'entroterra vibonese. Una sera ci siamo trovati con una persona che era stata in carcere per violenza sessuale, questo signore ha bussato (senza averne bisogno, ndr) e per fortuna la struttura aveva una finestra accanto alla porta, ho accertato chi era e non ho aperto. Per fortuna non è successo nulla, ma questo per dire le situazioni di pericolosità a cui si va incontro". "Bisogna assolutamente mettere in sicurezza le guardie mediche - ribadisce la vice presidente dell'ordine dei medici - anche per consentire ai colleghi di poter lavorare in un clima sereno".