'Ndrangheta, affetta da sclerosi multipla: indagata vibonese passa ai domiciliari (NOME)
Decisiva la relazione sanitaria che segnala un rischio “elevatissimo” in ambito penitenziario. Previsti braccialetto elettronico e prescrizioni rigide.

Il diritto alla salute può prevalere sul regime carcerario quando le strutture penitenziarie non sono in grado di garantire cure adeguate. È quanto ha stabilito il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catanzaro, Arianna Roccia, disponendo l’immediata scarcerazione di Caterina Emanuele, attualmente sottoposta a custodia cautelare in carcere, coinvolta nell'operazione anti 'ndrangheta che ha smantellato i clan delle Preserre vibonesi.
La decisione è maturata all’esito dell’esame della documentazione sanitaria, in particolare di una relazione del direttore dell’Asl di Lecce. Il quadro clinico della donna, affetta da sclerosi multipla, è stato definito critico: la struttura sanitaria ha evidenziato l’impossibilità di garantire le cure necessarie, segnalando un rischio “elevatissimo” di eventi avversi non gestibili in ambito carcerario.
Pur in presenza di esigenze cautelari, il GIP ha ritenuto che la posizione dell’indagata, alla quale è contestato un unico reato, consenta l’applicazione di una misura meno afflittiva. Nel provvedimento si sottolinea la necessità di “operare un bilanciamento tra la necessità di scongiurare il rischio di recidivanza e l’esigenza che la Emanuele possa ricevere cure adeguate”.
La misura della custodia in carcere è stata quindi sostituita con gli arresti domiciliari. La donna dovrà essere sottoposta al controllo tramite braccialetto elettronico; tuttavia, il giudice ha disposto che, in caso di indisponibilità immediata del dispositivo, l’indagata venga comunque trasferita al domicilio in attesa del suo reperimento.
L’ordinanza prevede prescrizioni stringenti: divieto di allontanarsi dall’abitazione e di comunicare, anche per via telefonica o telematica, con persone diverse dai conviventi o da chi presta assistenza. La vigilanza sul rispetto della misura è affidata ai Carabinieri territorialmente competenti. L'indagata è difesa dagli avvocati Sergio Rotundo e Giuseppe Di Renzo.
