Rinascita, confermata la misura cautelare in carcere per il latitante Saro Pugliese
Il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha confermato la misura cautelare in carcere per Rosario Pugliese, alias "Saro Cassarola", 55 anni, ritenuto uno degli esponenti di spicco dell'omonima 'ndrina operante a Vibo e sfuggito all'arresto lo scorso 19 dicembre nell'ambito della maxi operazione "Rinascita Scott". Attualmente latitante, Pugliese è ricercato dai carabinieri del Comando provinciale di Vibo Valentia. I suoi avvocati, i legali Francesco Lione e Franco Moretti, hanno presentato istanza di scarcerazione e i giudici hanno alleggerito il quadro accusatorio. Resta il capo di imputazione più grave, quello di associazione mafiosa; cadono alcuni reati fine e, tra questi, la truffa per aver simulato l'avvenuta tumulazione nel 2017 nel cimitero di Bivona di due salme di migranti, l'intestazione fittizia di beni, un'estorsione al Circo Royal e l'usura tutto aggravato dalle finalità mafiose. Riqualificato da riciclaggio in ricettazione un'altra ipotesi di reato.
Caccia Saro “Cassarola”. Rosario Pugliese è uno dei dieci latitanti ai quali i carabinieri stanno dando la caccia per chiudere definitivamente il cerchio dell'operazione "Rinascita-Scott". Sul suo conto Andrea Mantella dichiara: “E’ un usuraio, anche se per un periodo è stato sotto usura da parte di Francesco Fortuna, esponente dei Bonavota. Ho saputo che di recente unitamente al figlio ha avuto dei rapporti con Emanuele Mancuso nel traffico di sostanze stupefacenti. So che ha anche un silos per lo stoccaggio di carburanti, anche se non so la zona dove è ubicato. E’ attualmente attivo nel settore dell’onoranze funebri in società con Orazio Lo Bianco, soggetto che ha compiuto numerosi illeciti al cimitero di Vibo, grazie alla compiacenza dei custodi e in particolare di tale Francolino. Nello specifico si appropriavano di cappelle di proprietà di soggetti che si trovavano fuori Vibo e che non le utilizzavano più, per poi rivenderle. Non so – aggiunge Mantella – se Saro Cassarola era ufficialmente socio di Orazio Lo Bianco o se fosse un socio occulto. Ultimamente hanno perso un po’ di potere ed il cimitero è passato in mano a Mommo Macrì (nel caso in cui si deve realizzare una cappella pretende una parte dei proventi a titolo di estorsione per l’esecuzione dei lavori)”. Secondo Mantella, “Saro Cassarola” sarebbe affiliato alla ‘ndrangheta con il grado della “Santa” e sarebbe stato sempre presente alle riunioni della “società maggiore”. Il collaboratore di giustizia lo accusa ance di essere uno dei responsabili dell’omicidio di Antonio Pardea: “Pugliese Rosario e Domenico Pirolammi sono responsabili dell’omicidio di Pardea Antonio, avvenuto anche questo negli anni ’80, per via del fatto che aveva una relazione con la moglie di Domenico Piromalli. Il Pardea è stato ucciso all’interno di un’officina. Il fatto – precisa Mantella – mi è stato raccontato dallo stesso Rosario Pugliese, da Carmelo e Paolino Lo Bianco e da mio cognato Franzè Antonio. Per questi omicidi fu data la dote di Sgarrista a Pugliese Rosario, mentre Domenico Piromalli lo era già”.

