Il patto sporco: «Agenti al servizio della ’ndrangheta per garantire il comando dei boss dalle celle» (NOMI)
La Dda contesta le assoluzioni e punta il dito contro i poliziotti penitenziari accusati di aver favorito i clan. Pacchi anonimi, cene pagate e favori
Le porte del carcere "Ugo Caridi" di Catanzaro tornano a spalancarsi, ma questa volta virtualmente, davanti ai giudici della Corte d’Appello. Prenderà il via il prossimo 21 maggio il secondo grado del processo nato dall'inchiesta “Open Gates”, l’indagine che ha scoperchiato un presunto sistema di malaffare radicato all'interno della struttura penitenziaria di Siano. Un intreccio perverso fatto di droga, sim card, smartphone e una gestione dei permessi definita dagli inquirenti "allegra", che avrebbe visto la partecipazione attiva di poliziotti penitenziari, pronti a mettersi al servizio di esponenti di spicco della criminalità organizzata.
Al centro della nuova battaglia legale c'è il ricorso presentato dalla Dda di Catanzaro contro il verdetto del gup emesso lo scorso giugno. L'Antimafia contesta fermamente le assoluzioni di alcuni figure chiave, in primis quella dell’assistente capo Domenico Sacco. Per l'accusa, il giudice di primo grado avrebbe ignorato sistematicamente le norme del regolamento penitenziario, declassando a "presunzioni" quelle che per i magistrati sono prove schiaccianti: scambi di denaro (anche singole tranche da 200 euro), pacchi mai ispezionati e promesse di regali, come cene al ristorante o addirittura un’autovettura.
Secondo la Dda, Sacco non si sarebbe limitato a "cortesie" verso i detenuti, ma avrebbe garantito la solidità del vincolo associativo per i clan Gionta e D'Alessandro, introducendo materiale proibito nelle celle dell'Alta Sicurezza. Anche le assoluzioni dei familiari del detenuto Francesco Paolo Clemente, accusati di aver fatto recapitare schede telefoniche e caricabatterie all'interno del carcere, sono state impugnate. Per la Procura, non si può parlare di incertezza della prova quando il sistema era così permeabile da permettere a boss di Palermo o della Campania di continuare a gestire i propri affari dal chiuso di una cella.
L'inchiesta ha delineato due distinte organizzazioni: una dedita esclusivamente al narcotraffico intracarcerario e l'altra focalizzata sulla logistica tecnologica (cellulari e sim). Ma l'aspetto più inquietante riguarda i permessi premio che, per l'accusa, si trasformavano in "viaggi fuori porta" senza alcun controllo, permettendo ai ristretti una libertà di movimento incompatibile con il regime detentivo.
L'elenco degli imputati
Il processo di appello riguarderà 12 imputati che hanno scelto il rito abbreviato. Di seguito il dettaglio delle posizioni al vaglio della Corte:
- Domenico Sacco (Assistente capo Polizia Penitenziaria): Assolto in primo grado, la Dda chiede la condanna.
- Francesco Paolo Clemente (Detenuto): Assolto in primo grado, la Dda chiede la condanna.
- Leonardo Clemente (Figlio di Francesco Paolo): Assolto in primo grado, la Dda chiede la condanna.
- Rosalia Orlando (Coniuge di Francesco Paolo): Assolta in primo grado, la Dda chiede la condanna.
- Maurizio Corasaniti (Sovraintendente capo Polizia Penitenziaria): Condannato a 8 anni e 2 mesi, la Dda chiede un aumento di pena.
- Giada Pino: Condannata a 4 anni, la Dda chiede un aumento di pena.
- Riccardo Gaglianese: Condannato a 20 anni, la Dda chiede un aumento di pena.
- Francesco Viapiana: Condannato in primo grado a 7 anni e 9 mesi.
- Michael Stephen Castorina: Condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi.
- Francesco Solimberto: Condannato in primo grado a 1 anno e 6 mesi.
- Sandra Santino: Condannata in primo grado a 1 anno e 4 mesi.
- Domenico Catalano: Condannato in primo grado a 8 mesi.
