Operazione "Feudo", il ruolo dei vibonesi e dei reggini
Indagati Salvatore Bonavota e Domenico Cugliari di Sant'Onofrio. Coinvolto anche Francesco Lena ritenuto vicino ai Paviglianiti di San Lorenzo
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Indagati anche i cugini Salvatore Bonavota, 28 anni, e Domenico Cugliari, 34 anni, entrambi di Sant'Onofrio (Vv), nell'ambito dell'operazione antimafia denominata "Feudo" coordinata dalla Dda di Lecce e che ha colpito una consorteria attiva a Taranto. Insieme a loro è indagato anche un altro calabrese: Francesco Lena, 43 anni, nativo di Melito Porto Salvo (Rc), ma residente a Ventimiglia nella frazione Trucco.
Le accuse. I tre calabresi sono accusati di cessione di sostanza stupefacente (non contestato quindi nei loro confronti il reato associativo). In particolare, sono accusati di aver venduto una partita di oltre un chilo di cocaina a Cosimo Bello, 46 anni, di Statte (Ta), Giuseppe Cesario (deceduto), Carlo Mastrochicco, Cosimo Morrone, tutti residenti in provincia di Taranto. La vendita sarebbe avvenuta - secondo la ricostruzione degli investigatori - in data 8 agosto 2013.

"L'incontro del 23 luglio 2013 tra gli stattesi e Francesco Lena, intermediato da Salvatore Bonavota e Domenico Cugliari, era stato - evidenzia la Dda di Lecce - indubbiamente occasione per discutere i dettagli di un nuovo rifornimento di stupefacenti a vantaggio delle compagine. Ed in effetti - sottolineano gli inquirenti - il successivo 30 luglio 2013 i cognati Bello e Mastrocchio sollecitavano Bonavota essendo evidentemente in attesa di conoscere i dettagli in relazione a quella consegna: "Buongiorno amico mio, stavo aspettando vostro zio, vedi se riesci a mandarmi la 500 facciamo subito il passaggio, le spese a mio carico". Questo il messaggio iontercettato dagli investigatori. Il giorno successivo, quindi, "raccolta quella sollecitazione, Salvatore Bonavota sollecitava un incontro a Francesco Lena: "Ci prendiamo un caffè" e subito dopo venivano registrati alcuni messaggi con gli stattesi finalizzati alla positiva conclusione della trattativa che Bonavota stava conducendo per loro conto. In effetti questi - rimarcano gli inquirenti - riscontrava loro l'avvenuto incontro con Frenk (Francesco Lena) il quale aveva imposto quale condizione che lo stupefacente fosse prelevato dalla compagine stattese in Calabria; di contro, costoro si dicevano disponibili a farsi pure carico delle spese connesse alla retribuzione del corriere. Di tanto, Bonavota - spiegano i magistrati - si faceva portavoce verso Lena che in definitiva si faceva carico della consegna a Statte".

Gli inquirenti ritengono poi di essere riusciti a ricostruire i diversi contatti che Salvatore Bonavota avrebbe avuto con il gruppo di Statte. "Si deve ritenere - scrivono i magistrati della Dda di Lecce - che uno dei vertici del sodalizio, presumibilmente Mastrochicco, si fosse recato a Sant'Onofrio anche allo scopo di consegnare a Bonavota una nuova sim card. In effetti, l'utenza in contatto con quella degli stattesi risultava essere intestata ad un'anziana signora residente, appunto, a Statte.
Domenico Cugliari si sarebbe quindi recato a Statte il 16 settembre, mentre ulteriore incontro sarebbe avvenuto a Sant'Onofrio 2013. Il 2 dicembre 2013, Cugliari avrebbe poi raggiunto nuovamente il gruppo di Statte. In sostanza, Salvatore Bonavota e Domenico Cugliari, per la Dda di Legge, avrebbero agito quali broker in territorio calabrese nell'interesse del sodalizio pugliese, entrando tramite Francesco Lena anche con esponnenti della 'ndrina Paviglianiti che controlla il "locale" di 'ndrangheta di San Lorenzo, Bagaladi e Condofuri, nel Reggino. La cocaina fornita dai calabresi Salvatore Bonavota e Domenico Cugliari, secondo l'accusa sarebbe stata poi rivenduta al dettaglio nel territorio di Statte. I rapporti "di confidenza" con i pugliesi, ad avviso degli investigatori sono inoltre testimoniati dal fatti che "Bonavota o qualche suo emissario partecipò - sottolinea la Dda di Lecce - al matrimonio di Giovanni Bello, mentre Cosimo Morrone, Cosimo Bello e Carlo Mastrochicco parteciparono al matrimonio di Salvatore Bonavota". (red 2)
Operazione “Feudo” a Taranto, legami anche con i clan Bonavota e Paviglianiti
