I clan provano a riprendersi Vibo con la violenza. Vecchie e nuove leve tentano la scalata
La 'ndrangheta rialza la testa e mette sotto pressione il tessuto economico e sociale della città allo scopo di riaffermare il proprio potere. Chi c'è dietro l'escalation di intimidazioni?
di MIMMO FAMULARO
Un'intimidazione dopo l'altra, un film già visto che si ripete spesso sotto le festività natalizie. Prima ma anche dopo, come accaduto l'anno scorso. Non proprio una novità, insomma. Il boom di richieste estorsive (alcune denunciate, altre purtroppo rimaste nel silenzio) è al centro dell'attualità e ieri è stato oggetto di un vertice interforze convocato in via d'urgenza dal prefetto Guido Longo. Il modus operandi è sempre lo stesso: bottiglie incendiarie lasciate sui cantieri, a volte anche taniche di benzina con tanto di cartucce, proiettili di pistola inviati via posta ai destinatari con in allegato il classico messaggio eloquente: “Mettiti a posto”.
Regia unica? Incendi, danneggiamenti e colpi di pistola (in qualche caso sparati anche in pieno giorno) rappresentano la seconda fase di una pressione sempre più asfissiante ed insostenibile. I destinatari sono gli imprenditori di ogni settore e le dinamiche estorsive si muovono a Vibo ma anche nell'hinterland. Ancora sconosciuto il mittente, ma non è affatto escluso che dietro questa escalation di violenza e di intimidazione possa esserci un'unica regia. Su quanto sta accadendo ha acceso i riflettori già da tempo la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ed indagano a 360 gradi la Squadra Mobile e il Comando provinciale dei carabinieri.
Ma chi c'è dietro questa nuova escalation? E' questa la domanda che si stanno ponendo gli investigatori. E' indubbio che negli ultimi anni la mappa criminale vibonese abbia subito una serie di contraccolpi: la morte dei vecchi boss e il pentimento del boss emergente Andrea Mantella ha cambiato le carte in tavola e pure le varie gerarchie aprendo una stagione di transizione. Anche perché, nel frattempo, uno dietro l'altro gli affiliati dei clan sono tornati in libertà e, a quanto pare, stanno cercando di riorganizzarsi per riprendere il controllo della città e delle periferie. Così Vibo appare stretta in una morsa: da una parte la “vecchia guardia” rappresentata dagli eredi dei boss defunti che rappresentano la continuazione di una dinastia criminale che non vuole assolutamente abdicare. Dall'altra parte crescono le ambizioni delle nuove leve che puntano ad avere il loro spazio e la loro autonomia dopo l'uscita di scena di Andrea Mantella, ritenuto il capo dei cosiddetti “scissionisti”.
Per denaro, ma anche per prestigio. La 'ndrangheta vibonese, insomma, si sta riorganizzando. Il fenomeno continuo delle estorsioni è uno dei segnali più allarmanti e preoccupanti. E' la conferma che i clan hanno bisogno di denaro per alimentare i loro affari illeciti ma pure la necessità di riaffermare il loro potere di assoggettamento. Una questione di prestigio per dimostrare che – malgrado tutto, nonostante le operazioni antimafia, i pentimenti di boss e gregari – loro ci sono e sono presenti. Una presenza che lo stesso prefetto definisce “sempre viva sul territorio”. Ma lo Stato non intende arretrare di un millimetro ed è pronto a sferrare un nuovo assalto per riaffermare la legalità. Anche se a fronte del dilagare delle minacce e delle richieste estorsive si registra un esiguo numero di denunce presentate agli uffici di polizia. L'omertà non aiuta certamente le indagini ma dopo i pentimenti di Mantella, Moscato e Figliuzzi a tremare sono ora le vecchie e le nuove leve dei clan vibonesi. L'ora dei conti è ormai vicina.
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