La Toscana si conferma una delle regioni italiane più esposte agli interessi delle organizzazioni criminali. Un territorio definito “ad alta attrattività” per le mafie, in particolare per la ’ndrangheta, grazie alla solidità del tessuto economico e al peso del comparto turistico e produttivo.

A ribadire il quadro è stato il procuratore capo di Prato, Luca Tescaroli, intervenuto a un incontro promosso dall’Associazione Stampa Toscana dedicato alle trasformazioni dell’economia illegale nella regione. Secondo il magistrato, la Toscana rappresenta storicamente un’area sensibile alla presenza di soggetti riconducibili a contesti mafiosi, con una capacità di radicamento che si adatta alle dinamiche economiche locali.

Un’analisi confermata anche dal rapporto Irpet 2025, che segnala come le principali presenze criminali sul territorio siano riconducibili soprattutto a ’ndrangheta e camorra, mentre risulta in calo l’incidenza di Cosa Nostra. Quest’ultima, pur meno presente oggi nelle dinamiche attuali, ha lasciato un segno profondo nella storia regionale, anche attraverso episodi come la strage dei Georgofili.

Le attività attribuite ai gruppi calabresi riguardano diversi ambiti dell’economia illegale: dal traffico di stupefacenti alle estorsioni, dallo smaltimento illecito dei rifiuti fino alle frodi fiscali. Le indagini più recenti hanno inoltre evidenziato la presenza di soggetti con profili criminali rilevanti legati a cosche calabresi, pur senza riscontrare, allo stato, strutture mafiose stabilmente insediate come in altre aree del Nord Italia.

Tra le operazioni citate dagli inquirenti figura l’inchiesta “Kirmata”, che ha portato a diversi arresti per frode fiscale e ha coinvolto anche un soggetto ritenuto vicino a famiglie di ’ndrangheta dell’area di Isola Capo Rizzuto, con interessi economici estesi fino alla Toscana. Un’altra attività investigativa, denominata “San Galgano”, ha invece portato al sequestro di beni e terreni per milioni di euro nei confronti di imprenditori calabresi accusati di legami con ambienti mafiosi.

Il quadro delineato dagli esperti segnala una capacità crescente delle organizzazioni criminali di inserirsi nei circuiti economici legali, sfruttando soprattutto le opportunità offerte da settori ad alto volume di affari e da un sistema economico considerato permeabile al reinvestimento di capitali illeciti.

Accanto alla presenza delle mafie tradizionali, viene inoltre sottolineata la crescita dell’influenza della criminalità cinese in alcune aree del territorio, elemento che contribuisce a rendere il contesto criminale regionale in continua trasformazione.

Secondo il rapporto regionale, il rischio principale resta quello del riciclaggio di denaro e della penetrazione silenziosa nell’economia legale, favorita da un tessuto sociale che non avrebbe ancora sviluppato strumenti di contrasto pienamente efficaci sul piano “culturale” e preventivo.

Da qui l’appello della Procura a mantenere alta l’attenzione e a rafforzare la conoscenza del fenomeno. Come sottolineato da Tescaroli, la priorità è rendere evidente la portata del problema, affinché cittadini e istituzioni possano riconoscerne i segnali e contribuire a una risposta sempre più strutturata ed efficace.