'Ndrangheta, "Sansone 2": i particolari dell'inchiesta e gli arrestati (FOTO)
Sequestrata anche una clinica a Villa San Giovanni. Il gip convalida fermi della prima parte dell'operazione e firma un'ordinanza custodiale per altri soggetti
Il personale del Ros e del Comando provinciale carabinieri di Reggio Calabria, con l’ausilio del personale dello Squadrone Eliportato Cacciatori “Calabria” e dell’8° Nucleo Elicotteri carabinieri di Vibo Valentia, ha dato esecuzione ad un'ordinanza di custodia cautelare emessa, su richiesta della Dda a carico di 16 soggetti indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa, estorsione, detenzione illegale di munizioni ed armi, procurata inosservanza di pena, favoreggiamento personale, minaccia, danneggiamento seguito da incendio, concorso esterno in associazione mafiosa. Contestualmente è stata sottoposta a sequestro la clinica Nova Salus di Villa San Giovanni di cui si sono accertate le ingerenze dei clan nella gestione e conduzione.
L’odierno provvedimento cautelare – che costituisce seconda fase dell’operazione "Sansone" avviata il 15 novembre scorso con l’esecuzione di 26 fermi di indiziato di delitto – scaturisce da specifica istanza della Dda che, nel richiedere la convalida del fermo, ha sollecitato l’applicazione di misure restrittive a carico di ulteriori soggetti, tutti appartenenti o contigui alle cosche Condello di Archi, Zito e Bertuca di Villa San Giovanni e Imerti-Buda di Fiumara di Muro. Il gip nel convalidare i provvedimenti di urgenza ha adottato un ulteriore e contestuale provvedimento restrittivo che ha colpito gli indagati per i quali non ricorrevano i requisiti per l’adozione di un provvedimento di fermo.

Le investigazioni sono state condotte su contesti differenti ma complementari. Punto di contatto delle indagini è costituito dall'influenza della cosca Condello nell’area di Villa San Giovanni e dai legami di questa con la consorteria Imerti e Buda, legami sorti anche in conseguenza del matrimonio, celebrato nel 1983, tra Antonino Imerti, detto "Nano feroce", esponente apicale dell'omonima cosca e Giuseppina Condello, sorella di Domenico Condello, cl. ‘53, alias "U Pacciu" e cugina di Pasquale Condello, cl. ‘50, detto "il Supremo", matrimonio che determinato la cementificazione dei rapporti tra i Condello e gli Imerti-Buda ed il rafforzamento della loro presenza nell’area di Villa S. Giovanni (RC)
L’esecuzione dell’ordinanza cautelare, nel completare la parte operativa dell’operazione Sansone, ha permesso di colpire tutti gli indagati coinvolti nelle vicende ricostruite dalle indagini svolte dai carabinieri che:
il 10 ottobre 2012 hanno rintraccio il latitante Domenico Condello e poi individuato la rete di supporto logistico dei più stretti collaboratori che oggi sono destinatari del provvedimento restrittivo.

Domenico Condello, ad avviso degli inquirenti, aveva formato una struttura associativa deputata unicamente al sostegno alla sua latitanza, ponendovi al vertice un soggetto incaricato di coordinarla e veicolare le sue direttive. Le investigazioni hanno raggiunto il punto di svolta quando è stato individuato, nella persona di Andrea Carmelo Vazzana subentrato a Bruno Antonino Tegano nel frattempo arrestato, il soggetto cerniera che aveva contatti sia col latitante che con gli elementi dell’associazione. Il monitoraggio di Vazzana– oltre a consentire l’individuazione di un altro soggetto di interesse, Roberto Megale, che in più circostanze avrebbe effettuato degli spostamenti dal carattere evidentemente clandestino – aveva permesso di spostare l’attenzione sull’abitato di Salice di Rosalì (Rc). L’intensificazione dei servizi a carico dei soggetti e dell’area indicati consentiva di monitorare completamente l’ulteriore movimento clandestino di Vazzana e Megale che, la sera del 10 ottobre 2012, aveva prelevato il latitante dal covo in Salice di Rosalì. Avuta contezza di ciò, alle ore 22.00 circa dello stesso giorno, è stata prontamente bloccata la vettura con a bordo il latitante poi tratto in arresto unitamente all’autista Roberto Megale;

Lo schieramento degli Zito-Bertuca. Le indagini condotte dal Ros sul conto dello schieramento Condello – che ha influenza anche nella zona di Villa San Giovanni per via dei collegamenti con gli Imerti ed i Buda – si sono intersecate con quelle svolte dal Comando provinciale dei carabinieri di Reggio Calabria a carico dello schieramento Zito-Bertuca operante principalmente, se non esclusivamente, a Villa S. Giovanni (RC) e Fiumara. Ciò in ragione dell'accertata interazione tra i due schieramenti a causa delle criticità insorte, in ordine alla suddivisione delle attività estorsive. Le indagini hanno così messo in luce la presenza, nell’area villese, di una forte pressione estorsiva e di un controllo criminale esercitato congiuntamente, da più cosche, in modo capillare. Situazione questa che può essere efficacemente riassunta nelle parole di Pasquale Bertuca che – nel corso di un colloquio in carcere intrattenuto con la sorella Felicia Bertuca e con il nipote Vincenzo Sottilaro il 23.08.2010 – invitava i familiari a riferire a Alfio Liotta, soggetto incaricato della riscossione dei proventi estorsivi, di "non lasciare scampo a nessuno" con la precisazione di un imprenditore cui doveva rivolgersi che doveva "… essere il primo che glieli deve portare!".

Il controllo esercitato sul territorio era così ampio e penetrante che gli esponenti delle consorterie mafiose – oltre a condizionare la vita economica del territorio villese posto che l’avvio di iniziative economico/imprenditoriali doveva ricevere il placet degli esponenti delle varie cosche – erano in grado di risalire agli autori dei furti in abitazione e di veicoli, dei danneggiamenti, e di attivarsi per la restituzione dei beni ai legittimi proprietari, anche dietro il pagamento di una somma di denaro. Nel settore delle estorsioni, i rapporti tra le cosche Zito e Bertuca e quelle Condello, Buda e Imerti sono caratterizzati da logiche spartitorie dei proventi estorsivi che si sono dipanate non senza momenti di criticità derivanti dalla duplicazione delle richieste estorsive tali da determinare, in alcuni casi, incontri diretti tra i referenti dei due schieramenti. Particolarmente eloquenti sono ancora le parole di Pasquale Bertuca che, lamentandosi col fratello Vincenzo dell’eccessivo attivismo estorsivo del condelliano

Andrea Carmelo Vazzana nell’area di Villa S.Giovanni, specificava che Alfio Liotta gli avrebbe dovuto riferire "che le indagini sopra di noi non le può fare nessuno! Altrimenti glielo mando a dire con Mico! Perché… tutte le volte che hanno portato… una brioche se la sono mangiata pure loro" specificando che, quando entravano nell’area di loro pertinenza, "gli devi dire che prima di andare a Cannitello devono “bussare”. Nel complesso le attività di indagine hanno permesso di documentare ben 20 episodi estorsivi – consistiti nella pretesa di ingenti somme di denaro – in danno di numerose imprese operanti nei settori della raccolta dei rifiuti solidi urbani e delle costruzioni e movimento terra, impegnate nello svolgimento di servizi ed opere sia private che di interesse pubblico, i cui proventi, sono stati suddivisi tra le predette cosche.

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