Il funerale del boss della 'ndrangheta divide la Chiesa (NOME e FOTO)
Le esequie scatenano la polemica. Don Ciotti attacca: «Messaggio ambiguo alle vittime». Il Vescovo difende la scelta: «Il giudizio finale spetta solo a Dio»
Il rintocco delle campane della parrocchia Madonna del Loreto ha riaperto una ferita mai rimarginata nella coscienza civile e religiosa del Nord Italia. L’addio a Domenico Belfiore, l’esponente della ’ndrangheta condannato all’ergastolo per l’assassinio del procuratore Bruno Caccia, non è stato un semplice funerale, ma il centro di un durissimo dibattito sul ruolo della Chiesa di fronte ai simboli del potere criminale.
A dare voce allo sdegno di gran parte della società civile è stato don Luigi Ciotti. Il fondatore di Libera non ha usato mezzi termini, ponendo l'accento sul peso politico e sociale di una celebrazione pubblica per un boss mai pentito. «Pregare per un defunto è carità cristiana, ma una messa solenne per chi ha insanguinato la nostra storia rischia di diventare un segnale di impunità simbolica», ha dichiarato Ciotti.

Secondo il sacerdote, celebrare le esequie in forma pubblica rappresenta una «nuova ferita» per le famiglie delle vittime di mafia, alimentando quella "zona grigia" in cui le organizzazioni criminali cercano legittimazione anche attraverso i sacramenti.
Di segno opposto la linea tracciata da Monsignor Daniele Salera, Vescovo di Ivrea. La posizione della Curia si fonda su un rigore teologico che separa nettamente la legge degli uomini dalla misericordia divina. Per il Vescovo, la Chiesa non ha gli strumenti per sondare il "foro interno", ovvero l'eventuale conversione avvenuta nell'intimità della coscienza di Belfiore prima del decesso.
Pur riconoscendo la gravità dei crimini commessi, la Diocesi ha optato per una Liturgia della Parola sobria, cercando un equilibrio tra il dovere pastorale di affidare ogni anima a Dio e la necessità di evitare sfarzi che potessero suonare come una sfida allo Stato.
A dirimere la questione il Questore di Torino, Massimo Gambino, ha disposto delle prescrizioni per il funerale di Domenico Belfiore, boss della 'ndrangheta morto venerdì scorso a 73 anni all’ospedale di Chivasso (Torino). Le esequie non si terranno in chiesa.
