Nuova scossa politica a Riace. Il Prefetto di Reggio Calabria, Clara Vaccaro, ha firmato il decreto di sospensione dalle funzioni di sindaco per Mimmo Lucano. Il provvedimento, già notificato all'interessato e agli organi comunali, sancisce il passaggio temporaneo dei poteri nelle mani del vicesindaco, che eserciterà le funzioni amministrative fino a nuova disposizione.

La misura prefettizia non è un fulmine a ciel sereno, ma l'atto conseguente alla recente pronuncia della Corte d’Appello di Reggio Calabria. I giudici di secondo grado hanno infatti respinto il reclamo presentato da Lucano (attuale europarlamentare di AVS) contro la decisione del Tribunale di Locri.

Già nel 2025, i magistrati di Locri avevano dichiarato la decadenza di Lucano dalla carica di primo cittadino. Il motivo risiede nella condanna definitiva a 18 mesi (con pena sospesa) per il reato di falso, maturata nell'ambito del celebre processo "Xenia", l'inchiesta incentrata sul modello di accoglienza dei migranti nel borgo della Locride.

A far scattare la sospensione è stata l'applicazione della Legge Severino, che disciplina i casi di incandidabilità e sospensione per gli amministratori pubblici in presenza di determinate condanne. La Prefettura ha richiamato l’“immediata esecutività” della sentenza d'Appello, rendendo l'allontanamento dalla guida del Comune un atto dovuto sul piano normativo.

Nonostante il provvedimento, la difesa di Mimmo Lucano non si ferma. Gli avvocati Andrea Daqua e Giuliano Saitta hanno confermato l'intenzione di dare battaglia: i legali impugneranno la decisione della Corte d'Appello davanti alla Suprema Corte. Fino a quando gli Ermellini non si saranno pronunciati, la sospensione resterà efficace, mantenendo il Comune di Riace sotto una gestione transitoria.

Il borgo dell'accoglienza si ritrova così, ancora una volta, sospeso tra il verdetto delle urne e quello delle aule di tribunale.