Scia di sangue sul lavoro in Calabria: tre vittime in poche ore
Un operaio di 53 anni schiacciato da una gru nel Vibonese e un giovane di 23 travolto da un pilone nel Cosentino dopo la tragedia nel Reggino
La Calabria si risveglia sotto shock per una sequenza senza precedenti di morti bianche. In meno di una giornata, tre lavoratori hanno perso la vita in tre diversi incidenti, colpendo al cuore le province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Cosenza. Un bilancio pesantissimo che riapre con forza il dibattito sulle condizioni di sicurezza nei cantieri regionali.
Il primo dramma ad Anoia: addio a un giovane operaio
La scia di sangue è iniziata ad Anoia, nel Reggino, dove un giovane lavoratore ha perso la vita in circostanze tragiche all'interno di un cantiere. Nonostante l'immediato intervento dei soccorsi, per il giovane non c'è stato nulla da fare, lasciando la comunità locale nello sconforto e dando il via a una giornata che si sarebbe rivelata funesta per l'intera regione.
La tragedia del depuratore nel Vibonese
Poche ore dopo, la morte è tornata a colpire a Francavilla Angitola, in località Carcarella. La vittima è F.N., 53 anni, originario di Reggio Calabria. L'uomo era impegnato in lavori di manutenzione straordinaria presso il depuratore consortile dell'Angitola, un appalto affidato dalla Regione Calabria.
Secondo i primi rilievi dei Carabinieri di Filadelfia, l'operaio è rimasto schiacciato dal ribaltamento del camion-gru su cui stava operando. Il mezzo, per cause ancora da accertare, ha perso stabilità travolgendo l'uomo; un incendio divampato subito dopo l'impatto ha reso vano ogni tentativo di soccorso da parte del personale del 118.
Morto a 23 anni sul lungomare di Paola
L'ultimo atroce episodio si è verificato questa mattina a Paola, sul litorale cosentino. Un ragazzo di soli 23 anni è rimasto ucciso mentre lavorava all'allestimento di uno stabilimento balneare in vista della stagione estiva.
Il giovane è stato travolto dal crollo improvviso di un pilone in cemento armato. Sul posto, oltre ai sanitari, sono intervenuti i Vigili del Fuoco, la Polizia, la Guardia Costiera e gli ispettori del lavoro per i rilievi tecnici. La giovanissima età della vittima e la dinamica dell'incidente hanno destato profonda commozione in tutta la provincia.
La Uil chiede in rafforzamento dell'organo ispettivo
Prima l'operaio 46enne è caduto da un ponteggio ad Anoia Superiore, ieri il decesso di un operaio 53enne a Francavilla Angitola e stamani quello di un operaio 23enne che lavorava all'allestimento di un Lido a Paola. In poche ore in Calabria tre vite spezzate, in altrettanti incidenti sul lavoro. Tragedie che riaccendono i riflettori sul tema della sicurezza sui luoghi di lavoro, sicurezza che, ribadisce la FenealUil Calabria, non può essere considerata un costo da ridurre. “Ogni incidente mortale – sottolinea Giacomo Maccarone, Segretario Generale FenalUil Calabria, rappresenta una sconfitta per la società, per le istituzioni e per il mondo del lavoro tutto. È inaccettabile che nel 2026 si continui a morire lavorando”. Per il sindacato sono necessari controlli più capillari, formazione continua e una cultura della prevenzione che coinvolga imprese ed enti locali. “Come Feneal Uil -aggiunge Maccarone - chiediamo da tempo che ci sia un rafforzamento dell'organo ispettivo, affinché possa vigilare con attenzione sulla reale applicazione delle norme sulla sicurezza. Chiediamo che venga istituito un organo preposto sul controllo dei cantieri nel comparto dell'edilizia, che risulta essere ancora oggi il settore maggiormente colpito da questi eventi tragici. Non possiamo più parlare di fatalità, non possiamo più parlare di incidenti: questi sono dei veri e propri omicidi ed è per questo che chiediamo che venga istituito il reato dell'omicidio sul lavoro, affinché si raggiunga al più presto il tanto atteso risultato di zero morti sul lavoro”.
Il cordoglio di Cisl e Filca
"Esprimiamo profondo cordoglio per la tragica morte dell'operaio di 53 anni deceduto nel cantiere del depuratore consortile di Francavilla Angitola. Una notizia che addolora profondamente e che ci richiama ancora una volta alla responsabilità collettiva di fare tutto il possibile per fermare la scia di sangue sui luoghi di lavoro. Alla famiglia della vittima, ai colleghi e a tutte le persone che gli erano vicine va la nostra sincera vicinanza". E' quanto affermano il segretario generale della CISL Magna Grecia Daniele Gualtieri e il segretario generale della Filca Cisl Calabria Cristian De Masi. "E' fondamentale- proseguono Gualtieri e De Masi- rendere pienamente operativo il Protocollo sulla sicurezza sottoscritto nelle scorse settimane in Prefettura a Vibo. Serve una rete stabile tra istituzioni, parti sociali, imprese, organi ispettivi e sistema della formazione, capace di intervenire in maniera preventiva e continua. È fondamentale attivare azioni integrate di sensibilizzazione nelle aziende, puntando su formazione vera, qualificata e permanente, sull'aggiornamento delle procedure di sicurezza e sulla diffusione di una cultura della prevenzione che non può essere considerata un costo, ma un valore imprescindibile. E' indispensabile rafforzare controlli, prevenzione. Bisogna investire con decisione nella formazione alla sicurezza non solo nei luoghi di lavoro, ma anche nelle scuole, affinché il rispetto delle regole, la tutela della vita e la consapevolezza dei rischi diventino un patrimonio solido prima ancora dell'ingresso nel mondo del lavoro".
La Fillea CGIL Calabria esprime dolore e rabbia
“Ancora morti sul lavoro. Ancora padri di famiglia che escono da casa per portare un pezzo di pane ai propri figli e che non vi fanno più ritorno. La Fillea CGIL Calabria esprime dolore, rabbia e profondo cordoglio per la morte dell’operaio di 53 anni originario di Reggio Calabria, deceduto nel cantiere del depuratore consortile di Francavilla Angitola, schiacciato da un camion-gru durante le attività di manutenzione e adeguamento dell’impianto e per il 46enne deceduto ad Anoia superiore dopo essere caduto dal terzo piano di un abitazione. Siamo davanti all’ennesima “strage” annunciata. A distanza di poche ore, la Calabria conta due morti sul lavoro. Non possiamo più parlare di fatalità. È un vero e proprio operaicidio che continua a consumarsi nel silenzio generale, mentre lavoratori e lavoratrici continuano a uscire di casa senza avere la certezza di farvi ritorno. Queste persone sono vittime del dovere, cadute mentre svolgevano il proprio lavoro, spesso in condizioni difficili, sotto pressione, tra appalti, subappalti, ritmi insostenibili e controlli insufficienti. Ogni volta assistiamo allo stesso copione, cordoglio, dichiarazioni di circostanza, tavoli istituzionali, promesse. Poi tutto torna come prima, fino al prossimo morto. Basta slogan. Basta passerelle. Basta tavoli inutili regionali che non producono alcun cambiamento reale. Serve una presa di coscienza collettiva e immediata. Serve il coraggio di dire che la sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità assoluta e non un costo da comprimere. Bisogna aumentare i controlli nei cantieri. Rafforzare gli organici ispettivi. Garantire una formazione vera e continua. Fermare la logica del massimo ribasso e pretendere il rispetto rigoroso delle norme di sicurezza in ogni appalto pubblico e privato. Non si può continuare a morire nel 2026 per guadagnarsi da vivere. La Calabria sta pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e dignità del lavoro. Ogni morte sul lavoro rappresenta una sconfitta per le istituzioni, per le imprese che non investono in sicurezza e per un sistema che troppo spesso considera la prevenzione un fastidio burocratico invece che un dovere morale e civile.La Fillea CGIL Calabria chiede che venga fatta piena luce su quanto accaduto e che siano accertate rapidamente eventuali responsabilità. Ma soprattutto chiede che questa lunga scia di sangue venga fermata subito.Perché dietro ogni casco c’è una persona, una famiglia, una vita che non può essere sacrificata sull’altare del profitto e dell’indifferenza”.
