Rinascita, parla Pittelli: "Esiti di parkinsonismo dopo il carcere, calabresi mi stimavano"
L'avvocato ed ex parlamentare Giancarlo Pittelli, coinvolto nel maxi processo Rinascita Scott con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, ha scritto un memoriale pubblicato da Il Riformista. Nel corso dello stesso, Pittelli rivela di avere degli esiti di parkinsonismo dopo l'isolamento in carcere: "La mia vita di avvocato è finita anzitempo, sono stato abbattuto come uomo e come professionista dall’ansia inquisitoria della funzione giurisdizionale. In maniera brutale, con la mortificazione dei ceppi, con un isolamento durata dieci mesi del quale conservo gli esiti (esiti di parkinsonismo legati al trattamento con psicofarmaci somministratimi in carcere). Avevo la stima della gente di Calabria, conquistata in 45 anni di lavoro di impegno in centinaia di processi per innumerevoli clienti, anche importanti come ENI, Unicredit, MPS, TIM! Tutto svanito nel nulla ad opera della giurisdizione piegata ad osannare il re delle interviste e del clamore mediatico".
L'ex parlamentare ricostruisce quindi tutta la vicenda giudiziaria che lo vede coinvolto, a partire da quando "nella notte del 19 dicembre 2019 la mia abitazione di Catanzaro veniva invasa dai Carabinieri del Ros di Roma che mi notificavano un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip di Catanzaro (Barbara Saccà) su richiesta della locale procura diretta da Gratteri. Leggevo rapidamente la rubrica a mio carico: associazione mafiosa e rivelazione di segreti d’ufficio. Alle 5 del mattino, dopo aver lasciato nella disperazione mia moglie e mia figlia, venivo condotto nel mio studio per la perquisizione e per gli ulteriori accertamenti".
Pittelli offre quindi la sua versione dei fatti, accusando le indagini della Dda di Catanzaro di non avere delle basi solide e affermando che si fondano su elementi di poco conto. Non mancando anche di parlare di una "campagna denigratoria di inusitata virulenza" avviata "dai media nazionali e locali" e del Gip di Catanzaro che che "aveva compiuto un’aggressione selvaggia nei miei confronti".
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