Rapina in villa, vibonese condannato a 7 anni: era il falegname di fiducia della vittima (NOME)
Il colpo, avvenuto ormai sei anni fa, fu di una ferocia inaudita. Tre uomini fecero irruzione forzando un accesso laterale e sorpresero Barbero mentre si trovava da solo in cucina
Non fu il caso a guidare i banditi nella villa di Alessandro Barbero, ma una conoscenza minuziosa dei luoghi e dei segreti di quella dimora. Il Tribunale di Asti ha messo un punto fermo sulla violenta rapina avvenuta nel febbraio 2018 a Castagnito, condannando a sette anni di reclusione (e a una multa di 2.000 euro) Bruno Agostino, artigiano originario di Arena (Vibo Valentia) ma da tempo trapiantato ad Alba.
Secondo i giudici, fu proprio lui il basista dell'operazione. Un ruolo che Agostino avrebbe ricoperto con estrema facilità: in passato, infatti, aveva lavorato come falegname proprio nell'abitazione dell'imprenditore, acquisendo informazioni cruciali sulla planimetria, sugli oggetti di valore e sui sistemi di sicurezza, che avrebbe aiutato a neutralizzare prima dell'assalto. Il profilo dell'uomo, d'altronde, era già noto agli archivi giudiziari per vecchi legami con ambienti della 'ndrangheta attivi tra le province di Asti e Cuneo.
Il colpo, avvenuto ormai sei anni fa, fu di una ferocia inaudita. Tre uomini fecero irruzione forzando un accesso laterale e sorpresero Barbero mentre si trovava da solo in cucina. L'imprenditore venne brutalmente immobilizzato, colpito alla testa e minacciato affinché consegnasse le chiavi della cassaforte.
Dopo aver fatto razzia di orologi di pregio e contanti, i malviventi non si limitarono alla fuga: trascinarono la vittima in un bagno privo di finestre, lasciandola legata e ferita al buio. Solo il mattino seguente, l'intervento della collaboratrice domestica evitò conseguenze ancora più gravi, permettendo di liberare l'uomo e far scattare le indagini.
A incastrare i responsabili è stato un minuzioso lavoro investigativo coordinato dalla Procura. Decisivo è stato l'intervento dei Ris, che hanno isolato tracce biologiche sulla scena del crimine, incrociandole poi con l'analisi del traffico telefonico dei sospettati.
Sebbene Agostino abbia tentato di difendersi respingendo ogni addebito, la ricostruzione dei suoi contatti con i complici e la coincidenza dei suoi trascorsi lavorativi nella villa hanno formato una prova granitica per l'accusa. La sentenza conferma come il crimine organizzato sappia mimetizzarsi dietro insospettabili figure professionali per colpire con precisione chirurgica il cuore del tessuto imprenditoriale piemontese.
