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Si chiude in Cassazione, dopo quattro anni di contenzioso, la vicenda della cosiddetta “guerra del fieno” tra un coltivatore sessantottenne della Tremezzina, nel Comasco, e la proprietaria di un terreno agricolo. La Suprema Corte ha confermato la responsabilità dell’uomo per furto aggravato per aver tagliato erba e asportato fieno da un fondo del quale non aveva più la disponibilità, ma ha contestualmente riconosciuto la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

La vicenda risale al 2022, quando il coltivatore aveva continuato a entrare nell’appezzamento, inizialmente utilizzato senza contestazioni, nonostante il divieto espresso dalla nuova proprietaria, erede del terreno. Dopo diverse diffide, l’uomo aveva comunque proceduto allo sfalcio e alla raccolta del fieno, episodio che aveva portato alla denuncia.

In primo grado il tribunale di Como lo aveva condannato a quattro mesi di reclusione, pena sospesa, decisione poi confermata in Appello a Milano. La difesa aveva sostenuto la convinzione dell’imputato di avere ancora titolo sul fondo, chiedendo una diversa qualificazione del reato, senza successo.

La Cassazione ha quindi ribadito la sussistenza del furto, chiarendo l’assenza di un possesso legittimo del terreno, ma ha applicato la causa di non punibilità per particolare tenuità, chiudendo definitivamente una vicenda giudiziaria durata quattro anni.