Vibo, "Palazzo della Vergogna": lettera con proiettile a giornalisti e avvocato
Una busta con una frase intimidatoria, un proiettile ed il titolo di un articolo del Quotidiano del Sud. È il messaggio ricevuto la vigilia di Natale dall'avvocato del Foro di Vibo Marco Talarico e dai giornalisti Francesco Mobilio e Pietro Comito. Nel 2007, un altro giornalista, lo stesso Mobilio e l'avvocato Marco Talarico (all'epoca presidente del Consiglio comunale) avevano ricevuto analoghe minacce sempre per il "Palazzo della Vergogna", un edificio su corso Vittorio Emanuele III reso inagibile per il crollo parziale causato nel 1991 dai lavori su un edificio accanto e per il quale si sono registrati lunghi procedimenti penali e civili (LEGGI QUI). Il palazzo è stato abbattuto poco prima di Natale. Il titolo di giornale ritagliato, infatti, riguardava la notizia in ordine ai lavori di demolizione. Al ritaglio era unita la frase scritta al computer in stampatello: "Pi mo u iettasti... A scordata... i frati 7,65... Mu ti guardi sempre", in sostanza un avvertimento a guardarsi le spalle da questo momento in poi, il tutto accompagnato da un proiettile calibro 7,65. I due giornalisti che, unitamente a tanti altri giornalisti, in passato si erano occupati del caso, hanno presentato denuncia ai carabinieri che hanno avviato le indagini sequestrando la busta ed il suo contenuto.
Messaggi di solidarietà. Vicinanza ai giornalisti è stata espressa dal segretario aggiunto della Fnsi, Carlo Parisi, dal segretario generale della Cisal, nonché consigliere nazionale della Fnsi, Franco Cavallaro, e dal movimento "Giornalisti d'Azione" guidato da Mario Tursi Prato. Diversi gli attestati di solidarietà provenienti dal mondo politico e dalla società civile: dal consigliere regionale Giuseppe Mangialavori al presidente della Provincia di Vibo Andrea Niglia, dal presidente del Consiglio comunale di Vibo, Stefano Luciano, al gruppo consiliare del Comune "Liberali per Vibo", dal sindaco di Pizzo Gianluca Callipo alla presidente dell'associazione antimafia Riferimenti Adriana Musella.
