Secondo l’accusa sarebbe stato consentito lo scarico delle pubbliche fognature del Comune di Vibo Valentia nei corsi naturali di acqua come il fosso Sant’Anna

Il gip del Tribunale di Vibo Valentia, Gabriella Lupoli, ha convalidato il sequestro preventivo della rete fognaria di Vibo Valentia Ovest e di parte della rete di Vibo centro disposta dalla locale Procura della Repubblica nell’ambito di indagini avviate a seguito dell’apertura, nel mese di gennaio 2016, di una voragine in pieno centro abitato, determinata dal cedimento di un cunicolo utilizzato, in modo incontrollato, come canale di scolo delle acque reflue urbane. Regge in pieno, dunque, l'inchiesta della Procura di Vibo ed in particolare del pmk Filomena Aliberti che nella sua inchiesta delinea, oltre ad una serie di reati ambientali (scaturenti dallo sversamento sul suolo di una cospicua parte degli scarichi fognari), anche una serie di negative ripercussioni sul già compromesso assetto idrogeologico del territorio.

Filomena Aliberti

Il sequestro prevede la nomina del sindaco della città quale amministratore giudiziario che dovrà gestire la rete fognaria, ferma restando la facoltà d’uso della stessa, nelle more dell’adeguamento alle prescrizioni imposte. I reati per i quali si sta procedendo sono quelli di danneggiamento, getto pericoloso di cose, violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale (inquinamento ambientale) e concorso in scarico di acque e reflui fognari senza autorizzazioni. In particolare, secondo l’accusa, sarebbe stato consentito lo scarico delle pubbliche fognature del Comune di Vibo Valentia nei corsi naturali di acqua come il fosso Sant’Anna e quindi nelle acque costiere, nonchè direttamente nel suolo senza le autorizzazioni previste dalla legge e, comunque, servendosi di scaricatori di piena non autorizzati e non dimensionati.

Attraverso gli scarichi non autorizzati di acque reflue fognarie, maleodoranti e non conformi ai parametri di legge nei corpi ricettori, sarebbe stata causata una compromissione e un deterioramento significativo e misurabile delle acque del fosso Sant’Anna, delle acque costiere in prossimità della foce di tale torrente e di una porzione stessa e significativa del suolo di Vibo Valentia, immettendo sostanze inquinanti oltre il limite consentito come: materiali solidi, alluminio, eschericchia-coli, metalli pesanti, ferro e mercurio.

Con l’omissione sul trattamento delle acque provenienti dalla rete fognaria sarebbe poi stato consentito il danneggiamento delle matrici ambientali ricettrici ovvero lo stesso fosso Sant’Anna, le acque costiere ed il suolo, immettendo sostanze contaminanti “atte ad offendere e molestare le persone”. Le condotte di reato sono state accertate a Vibo Valentia e sono tuttora perduranti. Da qui il provvedimento di sequestro della Procura ora convalidato dal gip.

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