Tribunale di Vibo revoca il regime degli arresti domiciliari ottenuto nel marzo scorso. Sorpreso dai carabinieri ad intrattenersi con soggetti estranei al nucleo familiare

Torna in carcere Bruno Patania, 41 anni, di Stefanaconi, arrestato due anni fa nell’ambito dell’operazione antimafia denominata “Romanzo criminale” condotta dalla Dda di Catanzaro contro il clan Patania, e mandato ai "domiciliari" nel marzo scorso dal Tribunale del Riesame di Catanzaro. L'ordinanza di revoca della misura cautelare ai "domiciliari" è stata emessa dal Tribunale collegiale di Vibo Valentia dinanzi al quale Bruno Patania deve rispondere, unitamente ai fratelli ed alla madre, del reato di associazione mafiosa. A dare esecuzione all'ordinanza sono stati i carabinieri della Stazione di Sant’Onofrio, guidati dal maresciallo Rosaria Illiano. La decisione del Tribunale di Vibo di rimandare in carcere Bruno Patania scaturisce dalle "innumerevoli" segnalazioni dei carabinieri che in più occasioni hanno sorpreso il 41enne, seppur agli arresti domiciliari, intento ad  intrattenersi con soggetti estranei al suo nucleo familiare in aperta violazione degli obblighi impostigli. A Bruno Patania, la Dda di Catanzaro,. oltre all'associazione mafiosa contesta pure il reato di usura aggravata dalle finalità mafiose (articolo 7 della legge antimafia).

Bruno Patania

Bruno Patania – che in passato ha ricoperto anche incarichi pubblici quale assessore comunale a Gerocarne –è figlio di Fortunato Patania – ritenuto il boss dell’omonimo clan di Stefanaconi ed ucciso nel settembre 2011 nel suo distributore di benzina sito nella Valle del Mesima –  e di Giuseppina Iacopetta, anche lei imputata nel processo nato dall’operazione “Romanzo criminale”. Bruno Patania è inoltre fratello di Salvatore, Saverio, Giuseppe e Nazzareno, anche loro imputati nel processo “Romanzo criminale” in corso dinanzi al Tribunale di Vibo Valentia.

Ndrangheta: processo ai Patania a Vibo, accompagnamento coattivo per la pentita