Il presunto boss di Sant'Onofrio è in carcere dallo scorso giugno perché ritenuto uno dei mandanti dell'omicidio di Raffaele Cracolici avvenuto a Pizzo nel 2004

Per il momento resta rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Tolmezzo, in provincia di Udine, ma Pasquale Bonavota, 43 anni, ritenuto uno dei capi dell'omonimo clan di Sant'Onofrio, ha ottenuto dalla Cassazione l'annullamento con rinvio dell'ordinanza con la quale era stato arrestato nel giugno dello scorso anno con l'accusa di essere uno dei mandanti dell'omicidio di Raffaele Cracolici, detto "Lele Palermo", ucciso a Pizzo nel maggio del 2004.

Il verdetto. La Prima sezione penale della Suprema Corte ha accolto il ricorso presentato dai legali del 43enne di Sant'Onofrio da anni domiciliato a Roma, il professore Giovanni Aricò e l'avvocato Tiziana Barillaro. Gli atti saranno dunque rinviati al Tribunale del Riesame di Catanzaro per un nuovo giudizio nel merito. Nel luglio scorso proprio il Tdl aveva rigettato la richiesta della difesa reputando sussistente un grave quadro indiziario.

Operazione "Conquista". Nel dicembre del 2016 Pasquale Bonavota era stato fermato nell'ambito dell'operazione "Conquista" condotta dai carabinieri di Vibo e coordinata dalla Dda di Catanzaro. Il gip di Roma non aveva pero convalidato il fermo emesso nei suoi confronti ordinando la scarcerazione. Richiesta di arresto reiterata qualche mese dopo davanti al gip distrettuale di Catanzaro in un altro troncone della stessa inchiesta. In questo caso il giudice, valutando la sussistenza di un grave quadro indiziario, aveva optato per la custodia cautelare in carcere. Per gli inquirenti Pasquale Bonavota, oltre ad essere il “capo società”, sarebbe anche il mandante dei due omicidi: quello di Raffaele Cracolici, detto Lele Palermo, ucciso il 4 maggio del 2004 a Pizzo, e quello di Domenico Di Leo, trucidato il 12 luglio dello stesso anno a Sant’Onofrio.

Rischia l'ergastolo. Pasquale Bonavota è imputato nel procedimento con rito abbreviato che si sta svolgendo al Tribunale di Catanzaro e scaturito proprio dalla doppia operazione antimafia "Conquista". Nei suoi confronti il pm  della Dda di Catanzaro Antonio De Bernardo ha chiesto l'ergastolo. Il pubblico ministero davanti al gup Barbara Saccà ha chiesto il carcere a vita per 5 imputati e condanne comprese tra i 5 e 2 anni di reclusione per gli altri quattro. In particolare ha invocato l’ergastolo per i fratelli Domenico Bonavota, (38 anni) di Sant’Onofrio; Pasquale Bonavota, (43 anni) di Sant’Onofrio; Nicola Bonavota, (41 anni) di Sant’Onofrio;  Francesco Fortuna, 37 anni di Sant’Onofrio e Onofrio Barbieri, 37 anni di Sant’Onofrio; mentre per Domenico Febbraro, (24 anni) di Sant’Onofrio , Vincenzino Fruci, (41 anni) di Curinga  e Giuseppe Lopreiato, (23 anni) di Sant’Onofrio ha chiesto 5 anni e 4 mesi ciascuno. Per  il collaboratore di giustizia  Francesco Michienzi, (37 anni) invocati 2 anni e otto mesi. Lo scorso 16 febbraio sono iniziate le arringhe difensive dei legali Giosuè Monaldo, Nicola Cantafora, Ermenegildo Massimo Scuteri, Salvatore Staiano, Sergio Rotundo, Tiziana Barillaro, Francesco Muzzopappa, Nicola D’Agostino, Giuseppe Spinelli e Vincenzo Gennaro.

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