Sconcerto è stato espresso dalla segreteria nazionale dopo il verdetto di primo grado pronunciato da Tribunale di Vibo Valentia

Non si placano le polemiche dopo la sentenza di primo grado del Tribunale di Vibo Valentia, relativa al processo "Black money" contro la cosca Mancuso di Limbadi. Un verdetto che ha comminato appena 48 anni di carcere rispetto ai 219 chiesti dal pubblico ministero Marisa Manzini, uno dei magistrati da sempre in prima linea nella lotta alla criminalità organizzata.

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Ieri è stata l'associazione "Riferimenti" a gridare allo scandalo, oggi, a farle eco è l'associazione che porta il nome di Antonino Caponnetto, denominata "Altro ed Alto" che, "sconcertata",  ha chiesto l'intervento della Procura generale e del ministro della Giustizia Andrea Orlando.

La segreteria nazionale ha espresso "grande sconcerto" per l'esito del processo che ha disconosciuto l'esistenza di un'associazione mafiosa sotto l'egida del potente clan di Limbadi e ha consentito ai boss, detenuti ormai da oltre tre anni, di ritornare in massa in libertà. "La giuria riunita in un albergo e non nelle stanze del Tribunale - si scrive in una nota - ha comminato poco più di una quarantina d'anni di carcere. Eppure stiamo parlando di soggetti legati al clan Mancuso, una delle ndrine più pericolose del mondo". Un giudizio pesante sul verdetto, in attesa che arrivino le motivazioni. "E' stato sconfessato - sostiene l'associazione Caponnetto - il pm Manzini, uno dei magistrati più seri d'Italia e con lei i testimoni di giustizia Francesca Franzè, Giuseppe Grasso, Salvatore Franzè. In fumo sono andati anni di lavoro".