Dura presa di posizione del coordinamento nazionale antimafia "Riferimenti" dopo la sentenza "Black Money": "Siamo tornati agli anni '80"

Il coordinamento nazionale antimafia "Riferimenti" chiede l'immediata ispezione ministeriale al Tribunale di Vibo Valentia in seguito alla sentenza del processo "Black Money" che si è conclusa con appena nove condanne ed una raffica di assoluzioni. Nell'esprimere solidarietà al pm Marisa Manzini, pubblica accusa nel procedimento penale che vedeva alla sbarra elementi di spicco del potente clan di Limbadi, la presidente dell'associazione antimafia, Adriana Musella, rileva che "per i giudici del Tribunale di Vibo Valentia - si legge in una nota - i Mancuso non sono mafiosi. Per chi non fosse bene informato trattasi della più potente cosca della 'ndrangheta. Denunciamo con forza la situazione pericolosissima in cui versano, per alcuni aspetti, i tribunali calabresi dove talvolta si assiste all'assurdo di vedere persone perbene sotto inchiesta e gli 'ndranghetisti assolti".

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Tribunale Vibo ValentiaLa sentenza. Il tribunale collegiale di Vibo Valentia era composto da tre giovani magistrati, ritiratisi in Camera di consiglio all'hotel "La Muraglie" l'8 febbraio. Nove giorni dopo la lettura del dispositivo della sentenza che ha condannato Antonio, Giovanni, Giuseppe Mancuso per reati di usura ed estorsione oltre che armi,  Agostino Papaianni, Leonardo Cuppari e Antonio Prestia per estorsione, Gaetano Muscia per usura, Damian Fialek per usura e violenza privata, Antonio Velardo per associazione finalizzata alla commissione di reati finanziari escludendo l'associazione mafiosa Mancuso. "Purtroppo - scrive Adriana Musella - non tutti i magistrati sono uguali e spesso si è ostaggio di meccanismi artificiosi e subdoli. La Manzini che in pubblica udienza è stata offesa e oltraggiata dal boss Pantaleone Mancuso, non è stata in alcun modo protetta, allora, nelle sue funzioni, dal tribunale di Vibo Valentia. Oggi viene beffeggiata per la seconda volta da una assurda sentenza".

Processo ai Mancuso, 9 condanne e 12 assoluzioni. L'accusa non regge (FOTO)

L'inchiesta.  L'indagine aveva portato ad un provvedimento di fermo e di sequestro urgente, eseguiti il 7 marzo 2013 a cui è seguita un'ordinanza del Gip di Catanzaro in data 25 marzo 2013 e di sequestro di immobili e imprese. Nella fase di indagine, il Tribunale del Riesame e la Corte di Cassazione, interessate dalle impugnazioni dei difensori, hanno confermato l'impianto accusatorio avvalorando la sussistenza dell'associazione mafiosa Mancuso. Dopo il rinvio a giudizio, alcuni imputati hanno optato per il giudizio abbreviato, che si concludeva con condanna anche per partecipazione all'associazione mafiosa Mancuso, con conseguente riconoscimento della esistenza del gruppo mafioso sul territorio della provincia vibonese. La Corte di Appello, a seguito di impugnazione proposta nei confronti della sentenza emessa dal GUP, con proprio provvedimento in data 18 maggio 2016, confermava l'esistenza dell'associazione mafiosa Mancuso. La scorsa settimana gli imputati che hanno optato per il giudizio davanti al Tribunale di Vibo sono stati dunque assolti per associazione mafiosa. "La conseguenza - tuona Adriana Musella - è drammatica. Siamo tornati agli anni '80, quando si affermava che i Mancuso non sono una cosca di ndrangheta".