Il 33enne collaboratore di giustizia Emanuele Mancuso, unico pentito della potente cosca Mancuso di Limbadi e importante testimone della Dda nel maxi processo Rinascita Scott, tramite il suo avvocato ha scritto due lettere - una al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, l'altra al garante per l'infanzia e l'adolescenza Carla Garlatti - per denunciare la situazione in cui si trova sua figlia di pochi anni, pochi giorni dalla nascita della quale ha deciso di pentirsi perché voleva assicurare “un futuro diverso” alla piccola (ne abbiamo parlato QUI). In una precedente lettera alla stampa (QUI) Emanuele Mancuso aveva parlato di "soprusi" su di lui e sulla figlia.

"Inquietante complotto"


Al garante per l'infanzia e al presidente Mattarella il pentito parla di "un inquietante complotto" per costringerlo ad abbandonare la collaborazione con la giustizia: "I servizi sociali e il Servizio centrale di protezione mi permettono di vedere mia figlia per poco più di 60 minuti a settimana, in locali fatiscenti, con evidenti carenze igenico-sanitarie; con la perpetrazione, da parte degli assistenti sociali, di atteggiamenti traumatici che possono in futuro sviluppare, nella minore, serie problemi psicologici. Da mesi - ricorda il collaboratore di giustizia - manifesto con note scritte, anche provenienti dal mio difensore, questa condizione. Oggi chiedo il Suo prezioso intervento in quanto sono convinto che alla base di tutto vi sia un’inquietante 'complotto' avente come unico obiettivo quello di 'stancarmi' ed indurmi ad abbandonare la collaborazione con la giustizia e, conseguentemente, fuoriuscire dal programma di protezione".

La mancata collaborazione dell'ex compagna


La questione nasce, spiega Mancuso a Mattarella e Garlatti, "a causa della mancata adesione della mia ex compagna allo speciale programma di protezione". "Ai fini della tutela dell’incolumità fisica della mia bambina, di allora pochi mesi, il Tribunale per i minorenni di Catanzaro prima, e quello di Roma successivamente - scrive il collaboratore di giustizia - hanno limitato la responsabilità genitoriale di entrambi, affidando la stessa al Servizio sociale territorialmente competente in relazione alla località protetta, individuata dal Servizio centrale di protezione, con facoltà della madre di seguirla se consenziente. La mia ex compagna, pur non dissociandosi dal contesto criminale, tutt’oggi imputata per reati, aggravati dal metodo mafioso, e già condannata, in primo grado, alla pena di anni 4 per aver ideato, unitamente ai miei congiunti più stretti ed utilizzando quale strumento anche la bambina, un piano per farmi abbandonare l’intrapreso percorso di collaborazione con la giustizia, convive, in esecuzione dei decreti dei Tribunali per i minorenni già citati, in una casa famiglia, con la minore".

La richiesta di un incontro


Un urlo di giustizia che si conclude con la richiesta di poter incontrare il presidente Mattarella e il Garante per l’infanzia per poter esporre, documenti alla mano, la situazione che riguarda lui e sua figlia.

https://zoom24.it/2022/03/09/ndrangheta-il-pentito-emanuele-mancuso-denuncia-soprusi-su-di-me-e-mia-figlia/