Eyphemos, l'appoggio del clan e la scalata di Creazzo al Consiglio regionale
Un'organizzazione mafiosa "pericolosissima ed efferata". In grado di controllare capillarmente il territorio anche attraverso l'imposizione di estorsioni agli imprenditori. È la 'ndrangheta a Sant'Eufemia d'Aspromonte, centro nevralgico dell'ultima inchiesta firmata dalla Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria e condotta sul campo della Squadra Mobile reggina e dal personale del Commissariato di Palmi. Documentata l'esistenza di una struttura che opera alle dipendenze della locale di 'ndrangheta capeggiata di Sinopoli facente capo alla cosca Alvaro. Due le articolazioni mafiose presenti sul territorio secondo quanto riscontrato dalla Dda nell'inchiesta non a caso denominata "Eyphemos": l'una facente capo a Domenico Laurendi e l’altra a Cosimo Idà. "Il locale di ndrangheta eufemiese - spiegano gli inquirenti - dipende funzionalmente, dalla vicina cosca degli Alvaro, alla quale tributa onori e riconoscimento oltreché sottomissione gerarchica; ha instaurato forme di utilitaristica interazione con consorterie di diversa matrice mafiosa; ha infiltrato con propri uomini anche la cosa pubblica, ossia il Comune di Sant'Eufemia d’Aspromonte, sul quale esercita influenza e governa le attività economiche imprenditoriali".
La 'ndrangheta in Comune. L'intera attività investigativa ha avuto come perno centrale la figura di Domenico Laurendi, processato per associazione mafiosa e assolto in secondo grado nel procedimento “Xenopolis”. L’azione della‘ndrangheta è risultata talmente pervasiva da essere riuscita a collocare - secondo l'ipotesi accusatoria - i propri rappresentanti ai vertici dell’Amministrazione Comunale. "Ed invero, con il ruolo di capo, promotore ed organizzatore dell’associazione mafiosa è stato colpito dalla misura cautelare della custodia in carcere il vice Sindaco, Cosimo Idà alias “u diavulu”, artefice - sostengono gli investigatori - di diverse affiliazioni che avevano determinato un attrito molto forte con le altri componenti del locale di ‘ndrangheta eufemiese e l’alterazione degli equilibri nei rapporti di forza tra le varie fazioni interne allo stesso".
La scalata di Creazzo. Nell’inchiesta si innestano anche - e questo denota la particolare pericolosità del sodalizio criminoso – altri inquietanti episodi che comprovano il totale asservimento di alcuni esponenti politici alla ‘ndrangheta eufemiesee degli Alvaro. Domenico Creazzo, sindaco del Comune di Sant’Eufemia d’Aspromonte, nel coltivare e realizzare il progetto di candidarsi e vincere le ultime elezioni regionali del gennaio 2020, si sarebbe rivolto alla‘ndrangheta, ovvero a Domenico Laurendi. Quest'ultimo, a sua volta, si sarebbe subito detto disponibile a sposarne l’iniziativa politica che avrebbe portato il candidato di Fratelli d'Italia ad essere eletto consigliere regionale nella Circoscrizione Sud. Dall'indagine emerge che dapprima sarebbe stato il fratello di Creazzo, Antonino, a procacciare voti "grazie alle sue aderenze con figure apicali della cosca Alvaro" e poi direttamente il primo cittadino "al fine di sbaragliare gli avversari politici". "Dalle parole captate di Antonino Creazzo emergeva - scrivono gli inquirenti - uno spaccato professionale del fratello Domenico Creazzo non limpido, anche in relazione alla sua funzione di presidente del Parco dell'Aspromonte nel cui svolgimento risulterebbe avere assecondato varie richieste a fini puramente clientelari". Uno spaccato che emergerebbe chiaramente dalle indagini. "Per motivi di strategia e di opportunità, si era quindi statuito - osserva la Dda - che Domenico Creazzo evitasse frequentazioni o anche il semplice accompagnamento con soggetti notoriamente inseriti nell'ambiente della criminalità organizzata e portasse avanti una campagna elettorale sobria".
Voto di scambio. Secondo l'accusa, quindi, l'intendimento però non era quello di chiudere le porte alla ‘ndrangheta, il cui bacino di voti avrebbe potuto fare la differenza con gli altri candidati, tanto che si era pensato "non di rinunciare a quel tipo di sostegno, quanto di delegarne la richiesta ad intermediari che, in quanto meno esposti pubblicamente, avrebbero potuto relazionarsi, dando meno nell'occhio, con gli ambienti mafiosi. La conduzione spregiudicata della campagna elettorale veniva pertanto delegata al fratello Antonino Creazzo". Consigliere metropolitano ed ex vice presidente del Parco nazionale d’Aspromonte, in quota Pd, Domenico Creazzo ha quindi scelto alle regionali dello scorso gennaio di sposare la causa di Giorgia Meloni e, con il suo risultato elettorale, ha aiutato la crescita di Fratelli d’Italia, raccogliendo il 16% delle preferenze della sua lista risultando quindi eletto. Non ha fatto neanche in tempo ad insediarsi a palazzo Campanella. Dovrà ora difendersi dalla pesantissima accusa di voto di scambio politico per la quale questa mattina è stato arrestato e posto ai domiciliari.



