Eyphemos, il senatore Siclari e l'incontro con il capoclan: "Votatelo è amico nostro"
Scambio di voti politico-mafioso. È questa l'accusa che la Direzione distrettuale antimafia contesta al senatore di Forza Italia Marco Siclari e per la quale è stato chiesto al Parlamento l'autorizzazione a procedere. Ancor prima delle ultime elezioni regionali, era emersa l’operatività della cosca operante a Sant'Eufemia d'Aspromente che - secondo gli inquirenti - vedeva a capo Domenico Laurendi, in vicende squisitamente politiche. Tra le pagine dell'inchiesta oggi sfociata nell'operazione "Eyphemos" si parla di un presunto accordo raggiunto tra Marco Siclari e gli Alvaro (per il tramite di Laurendi) nel corso della campagna elettorale per le elezioni politiche del 2018. Secondo l'accusa sarebbe stato raggiunto "un accordo illecito funzionale allo scambio di utilità corrisposte dai candidati con il sostegno offerto dalla famiglia mafiosa".
"Amico nostro". In particolare un servizio di osservazione svolto dagli investigatori avrebbe documentato che nel febbraio del 2018, a pochi giorni dalla tornata elettorale, ci sarebbe stato un incontro riservato tra Domenico Laurendi e l’allora candidato al Senato Marco Siclari e a fare da mediatore sarebbe stato il medico Giuseppe Galletta. "L’incontro, durato circa mezz’ora, si era svolto a Reggio Calabria, presso la sede della segreteria politica di Marco Siclari. Nel corso delle intercettazioni - annotano gli investigatori - Domenico Laurendi chiedeva al sodale Lupoi Natale di appoggiare politicamente il candidato Siclari ed emergeva altresì che il giorno delle elezioni lo stesso Laurendi si era impegnato a dare indicazioni ad alcuni elettori affinché esprimessero la loro preferenza per Siclari al Senato, definendolo 'amico nostro'".
Il "primo conto". Le analisi del dopo voto evidenziavano che Siclari era stato eletto senatore della Repubblica nel collegio uninominale n. 4 della Calabria con una percentuale del 39,59%, riuscendo ad ottenere a Sant'Eufemia d'Aspromonte 782 voti, pari al 46,10%, mentre nel limitrofo Comune di Sinopoli 435 voti, pari al 63,41%. In pratica, nei comuni di Sinopoli e Sant'Eufemia d’Aspromonte, Marco Siclari aveva conseguito una percentuale di voti ben più alta della media provinciale. Secondo gli inquirenti dopo il successo elettorale, tra maggio e giugno 2018, Domenico Laurendi avrebbe presentato, per così dire, "il primo conto”, sollecitando un intervento del senatore Siclari affinché una persona di suo interesse, parente di Natale Lupoi, ottenesse il trasferimento presso la sede di Messina di Poste Italiane. "Tale trasferimento - si legge in un comunicato stampa della Questura di Reggio Calabria - veniva ottenuto (con decorrenza 17.2.2020) attraverso un articolato stratagemma emerso nel prosieguo delle indagini. In altri termini, nel 2019 il posto di lavoro a Messina per la dipendente di Poste Italiane che interessava a Domenico Laurendi era stato creato ad hoc, evidentemente quale contropartita all’appoggio elettorale, non essendoci alcun bisogno di personale (come emerso dalle indagini) per la qualifica ricoperta da quel soggetto prima che lo stesso presentasse domanda di mobilità".
Le parole di Bombardieri. "L'indagine condotta con scrupolo dal Commissariato di Palmi, dalla Squadra mobile di Reggio Calabria e dalla Direzione nazionale anticrimine che ha portato all'operazione di stamattina offre uno spaccato della politica locale che non ci fa onore". Lo ha detto il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, facendo riferimento, nel corso di un incontro con i giornalisti, agli arresti nell'ambito dell'inchiesta "Eyphemos" sulla cosca di 'ndranghheta degli Alvaro e sul Comune di San'Eufemia d'Aspromonte. "Mi riferisco - ha aggiunto - alle persone e non a gruppi o partiti politici. Si tratta di elementi che cercavano spasmodicamente una candidatura elettorale, quale che fosse, al di là di adesioni ideali".


