Si è avvalso della facoltà di non rispondere Antonio Mancuso, il boss di 81 anni che dallo scorso 18 luglio si trova in carcere perché accusato di estorsione ed usura aggravata dal metodo mafioso ai danni dell'imprenditore di Nicotera Carmine Zappia che con la sua coraggiosa denuncia ha permesso ai Carabinieri di fare luce su una serie di episodi accaduti proprio nelle ultime settimane nel centro tirrenico vibonese. Difeso dall'avvocato Giuseppe Di Renzo, Mancuso è comparso questa mattina nel carcere di Secondigliano dove si trova recluso per l'interrogatorio di garanzia svoltosi dinnanzi al gip Paolo Mariotti. Un colloquio durato pochi minuti perché l'anziano boss ha infatti deciso di fare scena muta. Aveva già dato la sua versione dei fatti in sede di convalida del fermo davanti al gip di Vibo Giulio De Gregorio che in quell'occasione applicò nei suoi confronti la misura cautelare in carcere (LEGGI QUI).  L'avvocato Di Renzo ha annunciato l'intenzione di depositare un ricorso al Tribunale del Riesame di Catanzaro.



Gli altri interrogatori. Lunedì mattina toccherà agli altri tre indagati colpiti dall'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip distrettuale di Catanzaro Pietro Carè. A rispondere alle domande del gip saranno Giuseppe Cicerone (difeso dall'avvocato Francesco Capria), Alfonso Cicerone (avvocato Salvatore Campisi) e Francesco D'Ambrosio (avvocati Francesco Sabatino e Antonino Cosentino).

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