Con un discorso segnato dall'emozione, Francesco Cannizzaro ha salutato la Camera dei Deputati, annunciando ufficialmente le dimissioni dal Parlamento per dedicarsi a tempo pieno al ruolo di sindaco metropolitano di Reggio Calabria.

«Prendo la parola con enorme difficoltà, colpevole la forte emozione», ha esordito nell'Aula di Montecitorio, definendo il Palazzo «una seconda casa», ma precisando subito che «la prima sapete tutti molto bene qual è per me: Reggio, la Calabria».

Cannizzaro ha ripercorso gli otto anni trascorsi tra i banchi della Camera, ricordando come il legame con il territorio non sia mai venuto meno. «Qui dentro l'appellativo "Sindaco" aveva già sostituito quello di "Onorevole", persino prima della mia elezione», ha raccontato, sottolineando come quella definizione fosse già il segno del rapporto speciale con la sua città.

L'ormai ex deputato ha definito l'elezione a Montecitorio «il più alto onore» della propria carriera politica, assicurando di aver svolto i due mandati parlamentari «con serietà, senso del dovere e rispetto delle istituzioni», sempre con la responsabilità di rappresentare il territorio calabrese.

Spiegando le ragioni della scelta, Cannizzaro ha ribadito che il nuovo incarico amministrativo richiede un impegno esclusivo. «Oggi mi dimetto perché i reggini mi hanno affidato un nuovo compito, tanto straordinario quanto impegnativo: guidare la città di Reggio Calabria e tutta la sua Area Metropolitana», ha affermato, aggiungendo di aver seguito «l'amore viscerale» per la propria terra e il senso di responsabilità verso la comunità.

Il sindaco metropolitano ha assicurato che l'esperienza maturata in Parlamento non andrà dispersa. «Continuerò a tornare a Roma, ma indossando la fascia tricolore», ha dichiarato, spiegando che metterà al servizio del territorio i rapporti istituzionali costruiti negli anni e lavorerà per una città «più bella, più moderna e più internazionale».

Nel suo intervento non sono mancati i ringraziamenti ai colleghi di ogni schieramento, ai Presidenti della Camera, ai dipendenti di Montecitorio e al gruppo di Forza Italia. Un pensiero particolare è stato rivolto a Silvio Berlusconi, che «tanti anni fa mi ha dato la possibilità di intraprendere questo percorso azzurro», e al segretario nazionale Antonio Tajani, ringraziato per «la fiducia e il sostegno mai fatti mancare».

Particolarmente sentito anche il ricordo di Jole Santelli e Maurizio D'Ettore, indicati come figure decisive nel suo percorso politico e umano.

A chiudere il discorso è stata un'immagine simbolica del passaggio dalla politica nazionale all'impegno amministrativo: «Sono entrato qui con la sciarpa della Reggina al collo, ne esco con la cravatta amaranto arricchita dal ricamo dello stemma del Comune che adesso rappresento». Quindi il messaggio che sintetizza la sua scelta: «Roma può aspettare, Reggio no».