Gentile Presidente,
le scrivo dopo una vicenda personale che mi ha portato a confrontarmi ancora una volta con la realtà della sanità calabrese.
Qualche notte fa mio figlio ha avuto problemi respiratori e, dopo una prima valutazione, si è resa necessaria una visita otorinolaringoiatrica. Nulla di particolarmente grave, ma una condizione che nella fase acuta richiede la presenza di uno specialista.
A Vibo Valentia, però, non è più possibile contare su un servizio di Otorinolaringoiatria in grado di gestire situazioni come questa. Per questo siamo stati costretti a raggiungere Catanzaro, dove mio figlio è stato ricoverato in Pediatria in attesa della consulenza specialistica.
Prima di ogni riflessione, desidero ringraziare i medici, gli infermieri e tutto il personale del reparto di Pediatria dell'ospedale Pugliese-Ciaccio per la professionalità, la competenza e la straordinaria umanità dimostrate. Un ringraziamento particolare va anche ai medici del reparto di Otorinolaringoiatria che, nonostante una grave carenza di organico, continuano a garantire un servizio fondamentale per migliaia di cittadini.
Questa esperienza mi ha confermato una convinzione: i problemi della sanità calabrese non dipendono da chi ogni giorno lavora negli ospedali. Se il sistema continua a reggere è grazie a medici, infermieri e operatori sanitari che, tra sacrifici, turni massacranti e carenze di personale, continuano a svolgere il proprio lavoro con competenza e passione.
Mentre aspettavo accanto a mio figlio, pensavo a chi vive situazioni ben più difficili: a chi è costretto a lasciare la Calabria per curarsi, a chi trascorre ore nei Pronto Soccorso sovraffollati, a chi aspetta mesi o anni per una visita specialistica o un esame diagnostico.
Dietro ogni reparto chiuso, ogni lista d'attesa e ogni servizio depotenziato non ci sono numeri, ma persone e famiglie che chiedono semplicemente di poter esercitare il proprio diritto alla salute.
Per questo, mentre si annuncia la costruzione del nuovo ospedale di Vibo Valentia, mi pongo una domanda che molti cittadini condividono: a cosa servirà un ospedale nuovo con 350 posti letto se non ci saranno medici, infermieri e personale sanitario sufficienti a farlo funzionare?
Un ospedale non è fatto soltanto di muri, tecnologie e attrezzature. Un ospedale vive grazie alle persone che vi lavorano. Se oggi gli ospedali esistenti soffrono per la mancanza di specialisti e operatori, il rischio è quello di inaugurare una struttura moderna senza aver risolto il problema più importante: quello delle risorse umane.
Vorrei inoltre rivolgere un pensiero a tutti i professionisti della sanità calabrese che, troppo spesso, oltre a lavorare in condizioni difficili, diventano vittime di aggressioni, denigrazioni e accuse che non meritano. Se la nostra sanità continua a curare e a salvare vite umane è soprattutto grazie al loro sacrificio, alla loro dedizione e al loro senso del dovere.
Presidente, questa non vuole essere una polemica. È l'appello di un padre e di un cittadino che ama la propria terra e che vorrebbe vedere una sanità capace di garantire cure tempestive e dignitose a tutti, senza costringere i calabresi a spostarsi, attendere troppo o rinunciare a curarsi.
Perché un ospedale senza personale è solo un edificio. La sanità, invece, è fatta di persone.

*un padre calabrese