Il legittimo impedimento a presenziare all'udienza di uno dei difensori degli imputati ha costretto il gup a inviare tutto al primo febbraio del 2018

di PAOLO DEL GIUDICE

Conosce un nuovo rinvio, questa volta a causa del legittimo impedimento a presenziare all'udienza di uno dei difensori, il processo a carico di dipendenti della Provincia di Vibo Valentia. Il gup Lorenzo Barracco, innanzi al quale si celebra il processo con rito abbreviato, che in caso di condanna assicura lo sconto di pena di un terzo, ha preso atto dell'impedimento comunicato dal difensore di un imputato, ed ha rinviato il processo al primo febbraio del prossimo anno, quando toccherà al pm ed alle parti civili iniziare la discussione.

L'ammanco milionario. Tutto inizia nel 2012, quando l'allora Presidente De Nisi denuncia alla Procura della Repubblica un ammanco milionario nelle casse dell'Ente, oggi in dissesto ed impossibilitato a pagare gli stipendi del personale. Il pm titolare dell'indagine, Michele Sirgiovanni, oggi in servizio presso altra sede, aveva chiesto ed ottenuto il giudizio immediato per gli indagati, sei dei quali hanno successivamente optato per il rito abbreviato. A chiedere il rito speciale sono stati Mirella Currò, 45 anni, di Jonadi; Baldassarre Bruzzano, 49 anni, marito della Currò; Maria Menna, 31 anni, di Vibo Valentia; Valentina Macrì, 31 anni, di Jonadi, entrambe nipoti della Currò; Ulderico Petrolo, 67 anni, di Vibo, ex segretario generale della Provincia; Armanda De Sossi, 64 anni, di Vibo, ex dirigente della Provincia.

Tribunale vecchio viboLe responsabilità. A Mirella Currò, istruttore direttivo contabile, viene contestato di aver formato, con più condotte reiterate nel tempo, false distinte di pagamento, falsificando la sottoscrizione del dirigente di settore; di aver attestato falsamente, in concorso con Baldassarre Bruzzano, l'esistenza di delibere autorizzatorie delle spese poi materialmente effettuate; a tutti viene poi contestato di aver redatto titoli di spesa, sottoscrivendoli o falsando le sottoscrizioni dei dirigenti preposti, i quali avrebbero omesso ogni controllo e verifica di regolarità contabile, e curandone la trasmissione al servizio di tesoreria dell'Ente; di aver sottoscritto i singoli mandati, irreparabilmente nulli, ed autorizzandone la trasmissione al tesoriere dell'Ente; così procurando ai beneficiari l'ingiusto profitto costituito dall'incasso delle rilevanti somme sottratte alle casse dell'Ente, quantificate in ben 1.281.595,70 euro.
Ulderico Petrolo, già segretario generale dell'Ente, è chiamato a rispondere dell'accusa di falso, in relazione ad una firma apposta in calce ad un mandato di pagamento; per la posizione dell'ex segretario vanno tuttavia considerate le risultanze di una perizia calligrafica depositata agli atti del giudizio e redatta da un perito nominato dal Tribunale, secondo la quale la firma risultante in calce all'atto incriminato non sarebbe riconducibile al Petrolo, risultando dunque falsificata.

Lo stato dell'Ente. La giovane Provincia di Vibo Valentia, istituita nel 1992 a seguito della convinta e pervicacia azione del senatore Antonino Murmura, attraversa certamente il periodo più buio della sua breve storia. La condizione di dissesto economico, gestita da un organismo straordinario di liquidazione insediatosi nel 2014 per la gestione dell'indebitamento pregresso e l'adozione di tutti i provvedimenti finalizzati all'estinzione dei debiti dell'Ente, unitamente alla vituperata riforma degli Enti di secondo livello (la cosiddetta riforma “Del Rio”), ha letteralmente paralizzato l'attività dell'Ente, che non riesce a svolgere alcuna funzione di quelle residue e neppure a corrispondere gli stipendi al personale dipendente. I mutui contratti negli anni passati usurano tutte le residue risorse finanziarie, dovendo essere pagati prima di ogni altra spesa, compresa quella per i dipendenti. Ad oggi, i dipendenti attendono con trepidazione le risultanze del tavolo convocato dall'unione delle province italiane, ove si discuterà della ripartizione tra le Province d'Italia di un cospicuo fondo, ben 72 milioni di euro, salvo un decisivo intervento governativo per la definitiva risoluzione del “caso Vibo”, ormai di risonanza nazionale.

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