Terremoto nell'Aia: le accuse del vibonese Rocca scuotono i vertici arbitrali
Il guardalinee e consigliere comunale di Pizzo denunzia un sistema di "voti truccati" e favoritismi: la Procura di Milano apre un'inchiesta su Gianluca Rocchi
Non è solo un uomo di sport, ma anche un rappresentante delle istituzioni locali nel consiglio comunale di Pizzo Calabro, e ora la sua battaglia per la trasparenza si sposta dai banchi della politica a quelli dei tribunali. Domenico Rocca, assistente arbitrale di lunga esperienza, ha ufficialmente rotto il muro del silenzio inviando una lettera-denuncia ai vertici dell’Associazione Italiana Arbitri, dando il via a un’indagine che vede oggi indagato il designatore Gianluca Rocchi.
L’esponente politico e sportivo calabrese, classe 1985, non ha usato giri di parole per descrivere quello che definisce un sistema basato su «valutazioni alterate, promesse mancate e una gestione parziale della meritocrazia». Al centro della bufera ci sarebbero i voti assegnati dagli osservatori (CON) e dagli organi tecnici, che determinano la permanenza o la dismissione degli arbitri dalle categorie massime. Secondo Rocca, il sistema sarebbe stato manipolato per "salvare" alcuni colleghi e penalizzare altri, attraverso l'uso di pesi e misure differenti nelle relazioni post-partita.
Nella sua missiva, Rocca cita episodi specifici legati a match di Serie A e B, tra cui Udinese-Parma e Inter-Roma, evidenziando presunte interferenze esterne nelle decisioni del VAR e correzioni "tardive" dei voti per favorire determinati profili a discapito di altri. «La graduatoria viene sistemata in modo da diventare elemento inoppugnabile», accusa il consigliere di Pizzo, sottolineando come la sua carriera sia stata ostacolata nonostante prestazioni che lui definisce impeccabili.
L’indagine della Procura di Milano, nata proprio dalle rivelazioni del calabrese, punta ora a fare luce su quello che Rocca definisce senza mezzi termini come un vero e proprio "mobbing" istituzionale. Il consigliere comunale ha chiesto formalmente l'accesso a video e protocolli interni, riservandosi di agire in tutte le sedi, federale e ordinaria, per tutelare la propria onorabilità e il principio di correttezza nello sport.
Mentre l'AIA si trova ad affrontare uno degli scandali più profondi della sua storia recente, Domenico Rocca rivendica la sua scelta: «Agisco perché amo questa associazione e voglio tutelarne i principi violati». La palla passa ora alla magistratura, chiamata a verificare se le "foglie rosse" della gestione arbitrale nascondano un sistema di potere da smantellare.
