Il 50enne, vittima di un agguato nel 2012, sarebbe stato ucciso dai Piscopisani per avere rivelato ai Patania il "covo" dove si nascondeva Francesco Scrugli

di MIMMO FAMULARO

Nuovi retroscena emergono dai verbali di udienza del processo sull'omicidio di Fortunato Patania che si sta celebrando davanti alla Corte d'assise di Catanzaro e che vede alla sbarra elementi di spicco del clan dei Piscopisani, primo tra tutti Rosario Battaglia. Di rilievo la deposizione fiume resa dal pentito Raffaele Moscato che ha trattato diversi argomenti e, tra questi, quello dell'omicidio di Mario Longo, il 50enne di Vibo Marina freddato la sera dell'uno aprile del 2012 in un agguato di chiaro stampo mafioso. Rivelazioni che seguono quelle fornite un paio di mesi fa da Giuseppe Patania nel processo “Romanzo Criminale”, si incrociano con quelle fornite ultimamente dal collaboratore di giustizia e gettano uno squarcio di luce su uno degli omicidi che insanguinarono il Vibonese tra il 2011 ed il 2012 negli anni della cruenta faida tra i Patania di Stefanaconi e i Piscopisani. Mario Longo fu una delle vittime di questa vera e propria guerra di mafia. Fu assassinato a Triparni da mano ancora ignota. Un delitto irrisolto e coperto da segreto istruttorio. Qualche dettaglio in più inizia però ad emergere.

raffaele moscato

Le dichiarazioni di Moscato. Chi era Mario Longo? Il profilo lo traccia direttamente in aula il collaboratore di giustizia Raffaele Moscato rispondendo alle domande degli avvocati Staiano e Viscomi nel corso del contro esame. “Era una persona di Vibo Marina – risponde – che aveva precedenti penali. Lo ritenevamo un carabiniere, uno spione. Uno che poteva vendersi a qualcuno di Vibo Marina per cinque lire e secondo me uno che si poteva anche avvicinare ai Patania per dargli qualche informazione”. Per Moscato, dunque, Mario Longo era un persona che “si vendeva a chiunque”. A farglielo pensare un particolare che lo stesso pentito racconta a più riprese in aula rispondendo anche alle domande del pm Camillo Falvo. L'episodio in questione risale al settembre del 2011 quando i Piscopisani vanno a rapinare una coppia di giovani per rubare loro l'auto. E' la Fiat Punto utilizzata per compiere proprio l'omicidio di Fortunato Patania. “Eravamo seduti – racconta Moscato – di fronte al bar di Vacatello quando arriva Mario Longo, buonanima, con una bicicletta e diceva che si erano rubati una macchina e praticamente qualcuno lo aveva visto che parlava con la polizia”. In un altro passaggio il concetto è ancora più chiaro su quanto i Piscopisani pensavano di Mario Longo. “Quello là – dichiara Moscato rispondendo ad un'apposita domanda formulata dal pm Falvo - per mille lire dice che si vendeva a tutti quanti. Essendo a Vibo Marina andava a giocare a carte sotto al bar di Michele Cordazzo, dove noi stavamo praticamente a Via Arenile, magari li poteva avvicinare e dire che noi tre eravamo sempre là”. In via Arenile c'è infatti l'appartamento dove il 21 marzo del 2012 è stato assassinato Francesco Scrugli e dove hanno rischiato di perdere la vita anche Raffaele Moscato e Rosario Battaglia, gli altri due obiettivi dell'agguato.


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L'omicidio. Mario Longo viene ucciso pochi giorni dopo, esattamente l'uno aprile. Questo delitto è ancora coperto da segreto istruttorio e il pm Camillo Falvo lo ricorda in aula a Catanzaro al pentito Moscato che, per ovvie ragioni investigative, non può spingersi oltre. Qualcosa dalla sua deposizione trapela ugualmente. “C'ero io nell'organizzazione dell'omicidio di Mario Longo” si legge nei verbali di udienza appena trascritti. “I Tripodi – aggiunge – hanno dato appoggio a Rosario Battaglia”. Ciò che si sa è che l'agguato venne compiuto a Triparni e che quella sera dell’1 aprile i sicari si sono avvicinati a Longo e lo hanno colpito al viso, al collo e alla schiena. I proiettili, sparati con una pistola 357 Magnum, lo hanno raggiunto da distanza ravvicinata uccidendolo sul colpo.

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Giuseppe Patania

Le dichiarazioni di Pino Patania. A tirare in ballo la vittima di quella pioggia di fuoco è stato un paio di mesi fa Giuseppe Patania, detto Pino, nel corso di una delle ultime udienze del processo “Romanzo Criminale” conclusosi in primo grado a Vibo con dure condanne. “Mi ha detto Mario Longo – ha sostenuto il figlio del defunto boss Fortunato Patania – che a Vibo Marina alloggiava Francesco Scrugli”. Insomma, Longo avrebbe messo i Patania sulle tracce di Scrugli, il principale obiettivo della famiglia di Stefanaconi e per questo, probabilmente, è stato assassinato l'uno aprile del 2012 dai Piscopisani. Dettagli su dettagli per arrivare all'unico omicidio delle faida anche senza una precisa chiave di lettura.

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