Tropea: «Omissioni e controlli carenti», ecco perché il sindaco Macrì è incandidabile
Il Tribunale di Vibo Valentia sancisce l'incandidabilità per carenze nei controlli gestionali e vulnerabilità dell'ente. Salvata l'ex assessora Trecate
Si chiude il primo capitolo giudiziario post-scioglimento per il Comune di Tropea. La sezione civile del Tribunale di Vibo Valentia ha decretato l’incandidabilità per due tornate elettorali consecutive dell'ex primo cittadino, Giovanni Macrì. I giudici hanno chiarito che il provvedimento non poggia su condotte di rilievo penale, bensì su una marcata responsabilità di natura amministrativa. All'ex capo della giunta – rimasto in sella dal 2018 fino al commissariamento governativo della primavera del 2024 – viene contestata una vigilanza insufficiente, che avrebbe esposto Palazzo Sant’Anna al rischio di condizionamenti da parte della criminalità organizzata.
La medesima ordinanza ha invece rigettato il ricorso del Viminale nei confronti di Greta Trecate, ex assessora agli Affari generali e recentemente tornata in consiglio, per la quale non sono stati ravvisati profili di responsabilità gestionale diretta.
La decisione del collegio, guidato dal giudice Giulia Orefice, non scaturisce da un singolo illecito isolato, ma da quella che i magistrati definiscono una «progressiva stratificazione di indici concorrenti». L'analisi dei faldoni della Commissione d’accesso ha fatto emergere un quadro d'insieme caratterizzato dalla permeabilità dell'apparato pubblico.
In quanto massima autorità politica del territorio, il sindaco aveva precisi obblighi di indirizzo e monitoraggio sui settori nevralgici della macchina comunale. Secondo la sentenza, tali funzioni di scudo istituzionale non sono state esercitate con il dovuto rigore, lasciando l'ente scoperto di fronte a potenziali ingerenze esterne.
Il fulcro delle contestazioni si concentra sulle modalità di gestione degli appalti e delle commesse cittadine. Dalle verifiche prefettizie sono emerse anomalie sistematiche nelle procedure di assegnazione: un ricorso reiterato a trattative private che ha limitato la concorrenza e proroghe e somme urgenze adoperati in modo continuo, che hanno stabilizzato i rapporti economici con un ristretto gruppo di operatori e la mancata attivazione di controlli antimafia stringenti su imprese i cui titolari presentavano frequentazioni o precedenti ritenuti opachi.
I giudici hanno sottolineato come lo status storico di Tropea – già sciolta in passato per analoghe motivazioni – avrebbe dovuto imporre una soglia di attenzione e cautela nettamente superiore agli standard ordinari.
Il principio del Tribunale: L'interdizione dai turni elettorali prevista dalla legge sugli enti locali prescinde dall'accertamento di reati o da legami organici con le cosche. A essere sanzionata è l'«inerzia colposa» dell'amministratore che non tutela il buon andamento della cosa pubblica
Un passaggio chiave dell'ordinanza riguarda lo stesso comportamento processuale di Macrì. Durante le audizioni ispettive, l'ex amministratore aveva rivendicato con forza una gestione fortemente accentrata e un controllo capillare su ogni dossier strategico del Comune.
Questa linea difensiva è stata valutata dai magistrati in modo opposto: se il sindaco monitorava personalmente ogni ufficio, diventa giuridicamente inverosimile che non si fosse accorto delle falle macroscopiche e delle anomalie amministrative poi sollevate dalla Prefettura.
Esito opposto per Greta Trecate. Sebbene nel mirino del Ministero vi fossero alcune relazioni parentali e contatti personali con soggetti vicini alla consorteria locale dei La Rosa, il Tribunale ha ritenuto che queste frequentazioni non si siano mai tradotte in atti amministrativi o condotte d'ufficio penalizzanti per l'ente. Da qui il rigetto della richiesta di incandidabilità.
La partita legata al futuro politico di Giovanni Macrì si sposterà adesso nelle aule della Corte d'Appello: l'ex sindaco ha infatti già preannunciato il ricorso contro il verdetto di primo grado.
