Hanno chiarito la loro posizione Colosimo, Mancuso e Michienzi ai domiciliari in seguito all'operazione della Procura di Lamezia "Eumenidi"

Hanno fornito la loro versione dei fatti il presidente della Sacal Massimo Colosimo, il direttore generale Pierluigi Mancuso ed Ester Michienzi responsabile dell’Area legale- affari generali e del Personale, agli arresti domiciliari in seguito all’inchiesta della Procura di Lamezia “Eumenidi", che ha travolto vertici, componenti del Consiglio di amministrazione, pubblici ufficiali e incaricati di pubblico servizio della società di gestione dell’Aeroporto internazionale di Lamezia. Accompagnati dai rispettivi avvocati Saverio Loiero, Nicola Cantafora, Massimo Scuteri e Enzo Ioppoli, i tre indagati hanno risposto alle domande del gip Valentina Gallo, firmataria dell’ordinanza, difendendosi dalle accuse che a vario titolo vanno dai reati di dare e promettere utilità, al peculato, all’abuso di ufficio, al falso, alla corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio.

Secondo le ipotesi di accusa Colosimo e Mancuso avrebbero garantito ad una serie di politici e dipendenti regionali, ( tra cui il presidente della Provincia di Catanzaro Enzo Bruno, Giuseppe Mancini dirigente della Regione Calabria, Bruno Vincenzo Scalzo, assessore della Giunta comunale di Conflenti e dipendente Enav all’aeroporto di Lamezia, Pasquale Torquato vice sindaco del Comune di San mango d’Aquino e funzionario della Regione Calabria, Gianpaolo Bevilacqua dipendente della Regione Calabria ed ex vice presidente della Sacal, Floriano Siniscalco funzionario dell’Amministrazione provinciale di Catanzaro, Roberto Mignucci membro del Cda della Sacal) l’avvio al corso retribuito di “Garanzia Giovani”  di tutti le persone da loro segnalate. Mancuso, avrebbe tra l’altro, accettato la promessa di collaborazione avanzata da Emanuele Ionà, consigliere al Comune di Lamezia e prossimo membro del Cda della Sacal, inserendo tra i giovani i nominativi suggeriti dallo stesso Ionà. E a piazzare i raccomandati ci avrebbero pensato anche Michienzi, che in concorso con Colosimo e che con l’aiuto della responsabile dell’area personale Sabrina Mileto, avrebbe promesso ad Angelina Astorino, referente del centro provinciale per l’Impiego di Catanzaro, di avviare il figlio Niccolò Torcasio al tirocinio formativo finanziato dalla Regione e organizzato dalla Sacal nell’ambito del progetto "Garanzia Giovani", “facendole compiere un atto contrario ai doveri di ufficio” nel momento in cui avrebbe deciso di inserire nella piattaforma informatica solo nominativi indicati da loro. In sostanza le avrebbero chiesto di modificare e adattare i relativi profili professionali e curriculari dei candidati, in modo da farli combaciare con quelli richiesti dalla Sacal in violazione delle linee guida. A fronte di tale promessa, accettata da Astorino, avrebbero ottenuto grazie al suo intervento l’avvio al corso di formazione di tutta una serie di persone "elette".

Selezioni fasulle. Tutti e tre gli indagati in violazione del Programma organizzativo nazionale (Pon) “Garanzia Giovani” intenzionalmente, secondo le ipotesi di accusa, avrebbero procurato un ingiusto profitto ad una serie di persone, selezionate ad hoc e avviate al corso retribuito con successiva possibilità di assunzione, per alcuni di loro di fatto avvenuta. I vertici della Sacal per accontentare le richieste di politici locali, dirigenti pubblici e membri della Sacal, per favorire amici e parenti o comunque persone di loro conoscenza, avrebbero corrotto il funzionario addetto ai servizi per l’impiego, chiedendo di inserire nella piattaforma informatica nominativi di una serie di giovani, attraverso la modifica e l'alterazione dei loro profili professionali. Abusando del suo ruolo Michienzi nel corso di una selezione pubblica perla scelta di due tecnici informatici, avrebbe intenzionalmente procurato in concorso con un coindagato un ingiusto vantaggio patrimoniale a suo cugino attribuendogli un punteggio gonfiato nel corso della selezione e falsificando le schede di valutazione.

Spese folli. Su tutti e tre pesa l’accusa di peculato, con l’assenso di Mancuso, Michienzi, Colosimo si sarebbero appropriati di 4.399,95 euro per una trasferta a Milano effettuata per scopi puramente personali. Entrambi, senza alcuna ragione di servizio, il 18 giugno 2015 si sarebbero recati a Milano con volo diretto da Lamezia soggiornando all’hotel Bulgari e affittando una limousine con la quale si sarebbero spostati nella mattinata seguente a Torino per poi ripartire a Lamezia. Mentre Colosimo e Mancuso avrebbero messo sul conto della Sacal 8.688 euro per partecipare ad alcuni corsi di formazione all’Università Bocconi di Milano alloggiando negli hotel Bulgari e Armani nonostante l’Ateneo prevedesse un costo massimo di 199 euro al giorno comprensivo di albergo. Il presidente della Sacal deve rispondere di peculato anche per essersi appropriato di una somma di 204,78 euro per l’acquisto di un biglietto aereo Lamezia- Roma di andata e ritorno senza però alcuna prova che potesse attestare o ricollegare la sua trasferta a motivi di lavoro e altri 845 euro per farsi rimborsare dalla Sacal le spese sostenute per una serie di colazioni e pranzi al ristorante “Mare Chiaro “ di Gizzeria . Dulcis in fundo Michienzi avrebbe anche acquistato un iphone 6, “acquisto autorizzato dal presidente” Colosimo per un importo di 990 euro addebitati sul conto della Sacal.  (ga. pa.)

LEGGI ANCHE:

Bufera sulla Sacal, le pressioni dei politici e dei dirigenti per contratti e assunzioni

Bufera giudiziaria alla Sacal, i legali di Bruno: “Emergerà la sua estraneità ai fatti

Bufera giudiziaria sulla Sacal, tra gli indagati c’è anche il presidente della Provincia di Catanzaro

Dai “raccomandati” di Garanzia Giovani alle spese di lusso: bufera giudiziaria sulla Sacal

Dalla Calabria alla Lombardia, i viaggi di piacere sul conto della Sacal (VIDEO)

Bufera giudiziaria sull'aeroporto di Lamezia Terme, arrestati i vertici Sacal (NOMI)