'Ndrangheta e politica: in Calabria i voti del centrodestra dirottati al Pd
L'inchiesta "Mammasantissima" della Dda di Reggio continua a riservare molte "sorprese". Ecco i nuovi filoni investigativi del Ros confluiti nell'indagine
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Dal un lato gli organi elettivi del Comune di Reggio Calabria commissariati per infiltrazioni mafiose nel 2012, dall'altro il declino politico di una classe dirigente di centrodestra anche alla Regione Calabria con le dimissioni nell'aprile del 2014 del governatore Giuseppe Scopelliti. Sarebbero stati gli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano, arrestati nel luglio scorso nell'inchiesta "Mammasanntissima" con l'accusa di essere ai vertici di una struttura occulta della 'ndrangheta, a pianificare uno spostamento di voti ed un appoggio elettorale puntando su "soggetti controllabili inseriti nel centrosinistra". Questo lo scenario investigativo ricostruito dai carabinieri del Ros che hanno documentato l'avvicinamento di alcuni "soggetti", a suo tempo "sponsor" del centrodestra, al centrosinistra ed al Partito democratico.

Le primarie del Pd a Reggio. Secondo la ricostruzione dei carabinieri del Ros, coordinati nell'inchiesta dal procuratore Federico Cafiero De Raho e dal pm Giuseppe Lombardo, Paolo Romeo e gli "invisibili" della "cupola" reggina avrebbero operato sul piano politico "in maniera totalmente trasversale" al fine di garantire all'associazione criminale l'infiltrazione sia nel Comune di Reggio che alla Regione Calabria con "l'inserimento di soggetti controllabili, indipendentemente dalla loro appartenenza ad un casato politico, puntando ad affiancare la colazione di centrosinistra ritenuta più forte".

E' in questo "disegno" che, secondo gli investigatori, l'avvocato Paolo Romeo (già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa al termine del processo nato dall'operazione "Olimpia" risalente al 1995) si sarebbe avvicinato alle posizioni del Pd. Più in particolare quando in vista delle primarie interne al Partito democratico, "e in seguito agli accordi - sostengono gli inquirenti - con il segretario provinciale di quel partito, Sebi Romeo", l'ex deputato del Psdi Paolo Romeo avrebbe dirottato le "preferenze che era in grado di controllare su Domenico Battaglia, detto Mimmetto, figlio del defunto Pietro, già sindaco di reggio Calabria e noto per aver partecipato, come Paolo Romeo, ai moti di Reggio". Tale strategia, che avrebbe dovuto consentire a Mimmo Battaglia di imporsi su Giuseppe Falcomatà, non ha poi ottenuto - rimarcano gli inquirenti - il risultato sperato in quanto per soli 200 voti è riuscito a vincere le primarie del Pd Giuseppe Falcomatà, divenuto poi sindaco di Reggio per il Pd. In tale contesto, nella ricostruzione operata dal Ros, Domenico ("Mimmetto") Battaglia, "sostenuto da Romeo", avrebbe presentato una lista civica denominata "Oltre" alle elezioni comunali di Reggio Calabria del 2014, ottenendo la "nomina a consigliere comunale di Giuseppe Sera, risultato primo dei candidati nella predetta lista con 722 preferenze".

Le regionali del novembre 2014. Sia Sebi Romeo che Mimmo Battaglia si sono quindi candidati nel novembre del 2014 alla carica di consigliere regionale nella lista del Pd "a sostegno di Mario Oliverio", venendo "entrambi eletti con, rispettivamente, 12.288 e 10.450". Secondo la ricostruzione degli inquirenti, "Paolo Romeo ha indirizzato il sostegno elettorale in favore di Battaglia", mentre Giorgio De Stefano ha partecipato al sostegno elettorale di Romeo Sebi". Anche Alberto Sarra, arrestato nell'inchiesta "Mammasantissima" per associazione mafiosa e ritenuto legato a Paolo Romeo, interrogato dai magistrati avrebbe delineato il ruolo di Paolo Romeo nel "sistema di potere che esiste a Reggio ed in Calabria".

In questo contesto, gli inquirenti ritengono di aver ricostruito anche il ruolo di Sarra - già sottosegretario alla Regione con Scopelliti - nelle regionali del 2014 quando avrebbe sostenuto il centrosinistra e Mario Oliverio alla carica di presidente della giunta regionale della Calabria. In tal senso, secondo gli inquirenti, vi sarebbe stato nel febbraio del 2015 quello che viene definito come un "dinamismo relazionale accertato tra Sarra e De Gaetano", quest'ultimo arrestato nell'inchiesta "Rimborsopoli" e già assessore regionale di Mario Oliverio.
Da ricordare che nell'ambito dell'inchiesta "Il Padrino", gli inquirenti ritengono di aver documentato il sostegno elettorale che nelle elezioni regionali del 2010 il clan Tegano di Reggio Calabria avrebbe dato a Nino De Gaetano, all'epoca con Rifondazione comunista e poi passato con il Pd. Nel covo del boss Giovanni Tegano, all'epoca latitante, i carabinieri ritrovarono infatti anche i santini ed i fac-simili elettorali di De Gaetano.
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