Oksana Verman continua a collaborare con la Dda di Catanzaro che l'ha arrestata nell'operazione "Stammer". Le dichiarazioni inedite che accusano Pasquale Pititto, capo del gruppo di Mileto


di MIMMO FAMULARO

Dalle confessioni all'amante alle dichiarazioni della pentita. Prima di finire in carcere nell'ambito dell'operazione denominata “Stammer”, Salvatore Pititto aveva da anni una relazione  con Oksana Verman, la nuova pentita della 'ndrangheta vibonese. Con lei divideva non solo il letto, ma anche parte del suo tempo e dei suoi affari, la maggior parte illeciti secondo quando accertato dagli investigatori della Guardia di finanza di Catanzaro che lo scorso 24 gennaio hanno fatto scattare il blitz smantellando la presunta rete di narcotrafficanti con base nel Vibonese.

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Le confidenze all'amante. Salvatore Pititto amava confidarsi con la sua amante alla quale avrebbe raccontato particolari della sua vita e del suo “lavoro”. Si confidava non sapendo che allo scattare delle manette, la sua compagna lo avrebbe tradito saltando il fosso ed iniziando a collaborare con la giustizia. E ai magistrati Oksana Verman ha già raccontato molto. Tra un omissis ed un altro, ha parlato anche di Pasquale Pititto, il cugino di Salvatore e cognato del pentito Michele Iannello, ritenuto dagli inquirenti al vertice dell'omonima 'ndrina, quella dei Pititto-Prostamo-Iannello ed inquadrato a capo del gruppo di Mileto. “Ho paura di loro – ha dichiarato a verbale davanti al sostituto procuratore della Dda Camillo Falvo -, del loro gruppo, del gruppo Pititto. Salvatore diceva sempre che Pasquale Pititto, suo cugino, è molto pericoloso”.


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Catanzaro-operazione-Stammer-gRATTERIIl boss sulla sedia a rotelle. Il Pasquale Pititto al quale si riferisce la pentita è il boss condannato all'ergastolo per omicidio e costretto a vivere su una sedia a rotelle. “Non l'ho mai visto – racconta agli inquirenti – ma Salvatore mi diceva che è sulla sedia a rotelle e non cammina perché è stato sparato. E' agli arresti domiciliari proprio perchè non può camminare e non può stare in carcere. E' stato condannato all'ergastolo per aver commesso diversi reati e omicidi”. Dal compagno, la donna apprende che i Pititto sono una famiglia di 'ndrangheta e Pasquale è il capo. Un capo sanguinario secondo il profilo tracciato dalla pentita. “Mi ha detto che quegli omicidi – afferma – li aveva commessi veramente. Mi parlava di questi fatti, raccontandomi di aver ucciso diverse persone anche sparando ma io non ricordo con precisione i dettagli anche perché non ci facevo molto caso. Mi riservo di parlare nei prossimi verbali se dovessi ricordare meglio”.

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I summit. Condannato all'ergastolo, sulla sedia a rotelle, ma sempre al comando, pronto ad impartire ordini dalla sua casa dove si trova agli arresti domiciliari. Così Oksana Verman inquadra Pasquale Pititto: “Io – aggiunge la collaboratrice di giustizia - ho molta paura perché lui sa tutto di tutti, ha tutte le informazioni. Con Salvatore Pititto messaggiavano attraverso il telefono e spesso andava a casa sua. Lui a volte lo chamava papà o zio”. E a casa Pititto si svolgevano diverse riunioni alle quali “partecipavano – riferisce – anche Fortunato Lo Schiavo, Rocco Iannello e Domenico Iannello prima di essere arrestato”. Dallo “zio” si recava, di tanto in tanto, anche qualcuno dei Mancuso. “Salvatore – rivela la pentita – mi ha detto che doveva accompagnare anche uno dei Mancuso per andare da Pasquale”.

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Pititto e quei certificati. Circa le condizioni di salute di Pasquale Pititto emerge poi un altro dettaglio inquietante. “Ogni tanto – spiega di sua spontanea volontà la pentita – chiedevo a Salvatore se lui camminava o fosse veramente ammalato. Mi diceva che non sapeva se il cugino fosse veramente ammalato o meno; mi diceva, inoltre, che Pasquale si faceva aiutare con dei certificati che penso fossero falsi per non andare in carcere e stare a casa. Salvatore mi ha detto pure che si fa fare qualche certificato per dimostrare che è ammalato”. (FINE)