L’amministratore apostolico della Diocesi di Mileto, monsignor Francesco Oliva, ha incontrato oggi i giornalisti per “un incontro familiare, amichevole, più che una conferenza stampa”. A lui papa Francesco ha affidato la guida della Diocesi vibonese dopo le dimissioni di monsignor Luigi Renzo. Un incarico che sarà molto probabilmente “di breve durata” e "per un tempo limitatissimo": "L’amministratore apostolico - spiega Oliva - è un vescovo, ha tutte le potestà del vescovo, ma si trova a governare una realtà diocesana che ha la sede vacante”.

L'incarico di Oliva e la conferma dei vertici della Curia.
In questo frangente ci si limiterà, sostanzialmente, all’ordinaria amministrazione: “Durante la sede vacante non si prendono grandi decisioni, si porta avanti l’ordinaria amministrazione per creare le condizioni migliori per il nuovo vescovo”. Anche se, specifica Oliva, non ha avuto un incarico preciso dal Vaticano. Non ci è dato sapere quindi se è stato mandato solo come "traghettatore", fino alla nomina del nuovo vescovo, o anche per fare "pulizia". Quel che è certo è che "questa Chiesa ha diritto ad avere un vescovo, quando ho accettato ho precisato questo aspetto”. Per questa ragione, inoltre, monsignor Francesco Oliva ha confermato gli stessi vertici della Curia. Gli abbiamo chiesto su che base avesse preso questa decisione e se, forse, non sarebbe stato meglio un cambio della Curia vibonese viste le dimissioni del vescovo Renzo avvenute in contesti non proprio chiarissimi: “È una decisione presa per prassi - ha risposto monsignor Oliva - ma non hanno i poteri che avevano prima”.

Le dimissioni di Luigi Renzo.
E, inevitabilmente, il discorso è finito anche sulle dimissioni di monsignor Renzo. Ovviamente l’amministratore apostolico non si sbottona, pesa ogni parola, ma appare evidente - ci venga concessa questa deduzione - che anche al successore del vescovo emerito appare strano il fatto che siano state inviate le dimissioni a fine giugno chiedendo al contempo di aspettare agosto per renderle esecutive. Non si potevano presentare direttamente dopo? Evidentemente no, soprattutto se le dimissioni in questione - come abbiamo raccontato QUI - sono arrivate per decisione del Vaticano.

La festa per il 50esimo di monsignor Renzo.
Nello specifico, infatti, monsignor Renzo aveva chiesto di aspettare che venisse celebrata in Diocesi una grande festa per il 50esimo del suo sacerdozio, il 12 agosto. Accreditate fonti vaticane ci hanno però detto che le alte gerarchie della Chiesa avevano chiesto che non avvenisse una cerimonia ufficiale in onore di Luigi Renzo, e che anche per questo le dimissioni sono state accettate immediatamente. Abbiamo quindi chiesto conferma a monsignor Oliva che, però, ha smentito categoricamente: “L’informazione non è esatta, il Vaticano non entra in queste cose”. Anche se poi, poco dopo, precisa che in ogni caso “sono io che sbaglio se faccio certe scelte, ma - ribadisce - il Vaticano non si occupa di queste cose”.

Don Mottola e Fondazione Natuzza.
È poi lo stesso Oliva che ci informa del fatto che il vescovo emerito Luigi Renzo “andrà via, non resterà qua”. Una scelta, dice, “legata anche alla volontà di non creare condizionamenti”. Nel frattempo ha iniziato a incontrare parte del clero, un pezzo alla volta, perché “sono in una fase di conoscenza”. Una fase che però, precisa, “non è un tempo vuoto o di stasi, se una decisione è necessaria si prenderà”. Anche se, ci tiene a sottolineare, “non prendo decisioni avventate che possono condizionare chi viene dopo: si prenderanno se sono urgenti”. Questo vale per la beatificazione di don Mottola - di cui “ho una grande stima ma ancora devo entrare bene nella vicenda” - e per la Fondazione Natuzza: “Datemi il tempo di leggere le carte, che penso siano parecchie”.

Una precisazione conclusiva...
Sulla questione della Fondazione monsignor Oliva si sbilancia un po’ di più, chiarendo che “a me dispiacerebbe se si perdesse il messaggio evangelico che viene da questa donna: è un rischio che corriamo come Chiesa”. "Noi uomini dobbiamo salvaguardare l’essenziale. Noi uomini e donne di oggi - il suo invito - non dobbiamo distruggere un patrimonio spirituale per dei risentimenti, andremmo contro il Vangelo, contro la missione della Chiesa”. Tanti dunque i temi trattati ma sempre, ovviamente, in modo molto "istituzionale". Anche se alla fine, con una frase di cui lasciamo libera interpretazione, monsignor Oliva specifica: “Questo incontro era anche per chiarire quanto possibile, per quello che si può dire. Per quanto non poter dire non significa che uno nega i fatti - chiosa Oliva - ma è un atteggiamento che nasce magari dalla non conoscenza, dal rispetto delle persone, dalla privacy”.