Un giornalista nella Diocesi di Mileto e "l'arsenico nel caffè" che no, non fa ridere
Un bravo giornalista è attento, osserva, nota ciò che gli altri non vedono e capisce al volo se una frase, un gesto o anche solo una parola è molto più rilevante di quel che sembra. Per questo io, ieri, non sono stato un bravo giornalista. Perchè mi ci è voluta una giornata intera e le reazioni delle persone a cui lo raccontavo - tra cui un prete che mi ha risposto "che ambiente di m..." - per capire che l'infelice battuta di due sacerdoti, che mi hanno detto che mi avrebbero "avvelenato", era un fatto molto più grave di quel che sembrava inizialmente. Ma andiamo per ordine.
Ieri mattina c'è stata la conferenza stampa dell'amministratore apostolico della Diocesi di Mileto Francesco Oliva (ne abbiamo parlato QUI). Chi vi scrive è arrivato per puro caso in anticipo e, una volta a Mileto, ha incontrato due sacerdoti con importanti ruoli all'interno del mondo ecclesiastico vibonese - di cui non faremo il nome perchè è il comportamento che va stigmatizzato, non le persone - che una volta che mi sono presentato hanno collegato la mia persona al lavoro fatto da Zoom24 sulla Diocesi (tra inchieste e notizie esclusive) e mi hanno offerto un caffè scherzando sul fatto che ci avrebbero potuto mettere del veleno, magari un po' di arsenico. Si, esatto: per quanto con un intento palesemente "scherzoso", hanno detto che avrebbero potuto avvelenarmi.
Lì per lì ho riso, non ci ho fatto caso, ho declinato l'offerta. Eppure no, non c'era niente da ridere. Chiarendo che non c'era alcun tipo di confidenza con entrambi i sacerdoti - per loro era la prima volta che mi vedevano - che modo di scherzare è dire di avvelenare qualcuno? No, ripeto, non fa ridere. Come non fa ridere il fatto che qualche decina di minuti dopo uno dei due sacerdoti, dopo avermi collegato alla mia famiglia e a mia madre (morta, purtroppo, quando ero al liceo), ha affermato: "Io non so se tua madre sarebbe contenta del fatto che il figlio se la prende con la Chiesa". Anche in quel caso non ci ho fatto caso, l'ho metabolizzato solo ripensandoci nel pomeriggio: premettendo che nessuno, su Zoom24, se l'è mai "presa" con qualcuno, e anche che sono una persona molto credente, con quale permesso ci si permette di dire cosa penserebbe di me mia madre morta 8 anni fa? Come si può pensare di poter dire una cosa del genere? Con che coraggio si tira in ballo il momento più doloroso della mia vita per andare contro quello che scrivo? No, non fa ridere. Anzi.
Ero indeciso se scrivere o meno queste righe. Perchè so cosa comporteranno: porte ancora più chiuse da parte della Diocesi, parecchie chiamate a me e al mio direttore, sguardi poco amorevoli e informazioni non date alla testata per cui lavoro. A chi ha intenzione di prendere il telefono in mano dico di risparmiarselo, vi ripeterei quello che sto scrivendo qui: mi sono convinto che questa notizia vada pubblicata perchè è lecito domandarsi per quale ragione - nella Diocesi di Mileto - un giornalista che fa semplicemente il suo lavoro, ponendo interrogativi e denunciando ciò che non funziona, deve ricevere un'accoglienza di questo tipo. Perchè deve vedere due sacerdoti fare infelici battute sull'arsenico nel caffè, perchè deve veder scomodare parenti morti per sentirsi dire che il lavoro che fa è sbagliato? Tralasciando tante altre cose dette nei confronti miei e di altri sacerdoti, colpevoli di aver apprezzato i nostri articoli o anche solo di aver parlato con noi di Zoom24 (definiti in dialetto "pittule"), denunciare l'ambiente che si respira nella Curia vibonese serve, mi auguro, ad evitare che questo trattamento venga riservato nuovamente a qualcun altro.
A chi pensa di smentire quello che ho scritto ricordo, sin da subito, che ci sono testimoni e non solo. A chi invece pensa di giustificare il fatto, di parlare di "innocente battuta", di sminuire quanto la sera abbiano fatto male le parole su mia madre, rispondo con quello che ci ha detto monsignor Francesco Oliva nel corso dell'incontro di ieri: "Anche i sacerdoti sbagliano. Anch’io come vescovo posso sbagliare, ma devo essere consapevole che il mio errore acquista una valenza maggiore del singolo fedele. Devo stare attento a come mi pongo, perchè l’agire del sacerdote ha una valenza pubblica, spirituale, etica". Se sia stato un comportamento voluto, un errore o semplicemente una leggerezza non lo so. Ma no, non faceva ridere.
