Si aprono le porte del carcere per i familiari più stretti di quello che gli inquirenti considerano il vertice operativo delle Preserre vibonesi. A meno di un mese dall'operazione "Jerakarni", il Tribunale del Riesame di Catanzaro ha riconsiderato le esigenze cautelari per i vertici della consorteria di Ariola, disponendo la scarcerazione di figure chiave legate alla famiglia del boss.

Il provvedimento più significativo riguarda Caterina Emanuele e Arianna Idà, rispettivamente moglie e figlia di Franco Idà, noto come "Nuccio". Secondo le ricostruzioni fornite dai collaboratori di giustizia, Nuccio Idà avrebbe assunto la reggenza del clan durante la lunga detenzione dei cognati, i boss Gaetano e Bruno Emanuele.

Oltre alle due donne, torna in libertà anche Domenico Chiera, genero di Idà. Per tutti e tre, i giudici del Riesame hanno annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa lo scorso 8 aprile, segnando un primo punto a favore della difesa nel complesso iter giudiziario che coinvolge complessivamente 54 indagati.

Nonostante l'attenuazione delle misure per il nucleo familiare degli Idà, l'impianto accusatorio della Dda di Catanzaro resta massiccio. L'inchiesta "Jerakarni" punta a scardinare il "Locale di Ariola", un consorzio mafioso definito dagli inquirenti come una realtà granitica capace di esercitare un controllo asfissiante sui territori di Soriano Calabro, Sorianello, Gerocarne, Vazzano, Dasà, Acquaro e Arena.

Le indagini hanno svelato l'esistenza di un'alleanza strategica, il cosiddetto blocco Emanuele-Idà-Maiolo, che dopo anni di scontri fratricidi e faide sanguinose era riuscito ad imporsi sul territorio. Un equilibrio di potere basato su una gerarchia ferrea, dove i Maiolo orbitavano in posizione subordinata rispetto al vertice rappresentato dagli Emanuele e dagli Idà.

Questo sistema avrebbe garantito per anni una gestione indisturbata del traffico di droga, delle estorsioni e dell'intestazione fittizia di beni, fino all'intervento della magistratura che ha interrotto quello che sembrava un dominio inscalfibile. Le recenti scarcerazioni, pur modificando lo stato detentivo dei singoli, non spostano l'obiettivo della Procura Distrettuale, decisa a portare a processo l'intera rete gregaria e i vertici del sodalizio vibonese.