'Ndrangheta: si indaga anche sulle ultime Regionali in Calabria del novembre 2014
Il "terremoto" a Rende rappresenterebbe solo un tassello nell'ambito di un più ampio filone investigativo che mira a far luce sul rinnovo del Consiglio regionale
Si indaga anche sulle elezioni regionali del novembre 2014 che hanno portato alla presidenza della giunta regionale calabrese Mario Oliverio e le liste della sua coalizione. L'indagine è della Dda di Catanzaro e si collega alla recente inchiesta che ha scoperchiato il "caso Rende" e portato agli arresti domiciliari politici del calibro di Sandro Principe, Rosario Mirabelli, Umberto Bernaudo, Paolo Ruffolo e Giuseppe Gagliardi. Alcuni dei collaboratori di giustizia che hanno reso piena confessione sul presunto scambio di voti fra mafia e politica in varie tornate elettorali che hanno interessato le comunali e le provinciali di Rende, avrebbero iniziato a gettare un "fascio di luce" anche sulle ultime elezioni regionali del novembre 2014. L'inchiesta è seguita in gran riserbo dal pm della Dda di Catanzaro, Pierpaolo Bruni, come riportato stamane anche da Arcangelo Badolati sulla Gazzetta del Sud.

Lo scenario, tuttavia, secondo quanto apprende Zoom24, sarebbe molto più ampio e riguarderebbe non solo la circoscrizione elettorale del Cosentino, ma anche quella di Catanzaro-Vibo Valentia e Crotone. Sotto la "lente di ingrandimento" della Dda di Catanzaro, anche quanto sarebbe avvenuto alle ultime elezioni regionali nell'area del Lametino, mentre su altre "figure" di candidati della circoscrizione elettorale reggina è da tempo all'opera la Dda di Reggio Calabria. Per quanto riguarda l'inchiesta che si lega a quella di Rende, alcuni degli stessi collaboratori di giustizia che hanno delineato uno spaccato poco edificante sulle elezioni comunali e provinciali svoltesi negli anni a Rende, avrebbero iniziato a parlare pure delle elezioni regionali del novembre 2014 che hanno poi portato alla vittoria Mario Oliverio e le sue liste. Collaboratori di giustizia come il cosentino Adolfo Foggetti, già esponente del clan degli Zingari, o come Franco Bruzzese, a capo della criminalità rom cosentina e che da qualche settimana ha "saltato il fosso" iniziando a raccontare agli inquirenti della Dda di Catanzaro anni di malefatte a Cosenza e dintorni.

Gli altri fronti. Non solo le liste di centrosinistra sarebbero finite nel "mirino" della Dda di Catanzaro, ma anche alcuni candidati delle liste di centrodestra e quindi l'intera campagna elettorale delle ultime elezioni regionali del 2014. In tal senso, sull'asse Vibo Valentia-Catanzaro-Lamezia, diversi sarebbero i candidati al Consiglio regionale della Calabria (alcuni eletti) finiti sotto la "lente d'ingrandimento" della Procura distrettuale antimafia. In particolare, diversi sono i candidati delle regionali del novembre 2014, o loro strettissimi congiunti, citati in alcune inchieste antimafia per presunti legami “discutibili” con elementi dei clan Mancuso, Lo Bianco, Bonavota, Fiarè, Tassone e La Rosa, solo per restare al Vibonese. Riferimenti in tal senso si trovano nelle inchieste “Black money”, “Nuova Alba”, “Uova del drago”, “Rima”, “Crimine” e “Dinasty”.

La stessa Dna (Direzione nazionale antimafia), del resto, nell'ultima relazione annuale parla espressamente pure di inchieste in corso che svelerebbero il condizionamento dei clan su alcune tornate elettorali.
Tale fronte dell'inchiesta, infine, si legherebbe anche ad altro lavoro investigativo portato avanti dalla Dda di Reggio Calabria nell'ambito di indagini sui rapporti mafia-politica e voto di scambio. Non mancano del resto anche qui i candidati al Consiglio regionale della Calabria - di entrambi gli schieramenti - alcuni eletti, altri rimasti fuori, più volte in passato citati e segnalati in diverse inchieste antimafia. Un lavoro ad "ampio raggio", dunque, da parte di entrambe le Direzioni distrettuali - Catanzaro e Reggio Calabria - e che presto potrebbe portare a nuovi e clamorosi sviluppi. (g.b.)
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