Soriano Calabro sciolto per mafia: nella relazione accuse pesanti su appalti, assunzioni e gestione del Comune
Nel mirino amministratori, personale comunale, affidamenti diretti, concorsi e concessioni di beni pubblici. Il dossier del Ministero dell’Interno descrive un ente segnato da gravi anomalie amministrative
Non una semplice infiltrazione, ma un vero e proprio sradicamento della legalità. Le motivazioni che hanno spinto il Ministero dell’Interno a decretare, per la terza volta nella storia recente, lo scioglimento del Consiglio comunale di Soriano Calabro dipingono il quadro di un’amministrazione totalmente asservita agli interessi della criminalità organizzata. I documenti redatti dalla commissione d’accesso e recepiti dal Prefetto di Vibo Valentia non lasciano spazio a dubbi: a guidare la macchina pubblica non erano i bisogni dei cittadini, ma i desiderata della potente cosca Emanuele-Idà.
Un condizionamento asfissiante che, secondo gli inquirenti, ha provocato la totale perdita di credibilità delle istituzioni locali, riducendo gli uffici municipali a uno stato di precarietà e "mala gestio" generalizzata.
Il voto ombrato dalle minacce e i seggi presidiati
Le radici del disastro affondano già nella campagna elettorale del giugno 2024. Le informative delle forze dell’ordine descrivono uno scenario inquietante: durante la processione del Corpus Domini, un candidato della lista opposta a quella poi risultata vincitrice (guidata dall'ex sindaco Tonino De Nardo) è stato aggredito fisicamente da soggetti vicini ai clan.
Il giorno dello scrutinio, inoltre, i seggi sono stati letteralmente presidiati da esponenti della mala locale – alcuni dei quali non residenti e privi del diritto di voto a Soriano – con il chiaro obiettivo di esercitare una forte pressione psicologica sugli elettori. Un controllo del territorio tradottosi in una fitta rete di legami di parentela e frequentazioni che legavano a doppio filo l'ex primo cittadino, l'ex assessore al personale e diversi consiglieri (sia di maggioranza che di minoranza, inclusa l'ex presidente del Consiglio comunale Francesca Monardo) ai vertici della 'ndrangheta.
Concorsi "su misura" e uffici compiacenti
La compromissione della macchina amministrativa emerge con forza nell’analisi delle procedure di assunzione del personale. La relazione ministeriale punta il dito contro due concorsi in particolare. Per l'assunzione di una figura tecnica, il Comune ha evitato lo scorrimento trasparente della graduatoria, inviando una comunicazione cumulativa non prevista dal bando. Il risultato? È stato assunto l'ultimo dei candidati idonei – segnalato per frequentazioni controindicate – mentre chi lo precedeva è stato tagliato fuori. Ancor più macroscopico il caso del dirigente amministrativo-contabile. Attraverso repentine modifiche al piano del fabbisogno del personale, è stata indetta una selezione interna a cui, nei fatti, poteva partecipare un solo candidato: il vicesegretario facente funzioni. Un bando "sartoriale" per favorire il soggetto che avrebbe dovuto garantire la regolarità degli atti dell'ente.
Cause perse per non difendersi
Un altro tassello del "sistema" riguarda l'immobilità del Comune sul fronte della legalità. L'ente ha rinunciato a difendersi in tribunale in numerose controversie civili, regalando vittorie a tavolino a controparti legate alla criminalità organizzata o a imprese interdigitali.
Appalti, fondi PNRR
Il capitolo economico svela come il denaro pubblico venisse canalizzato verso ditte vicine ai clan. Dalla manutenzione della rete idrica (affidata a un'impresa che ricorreva a subappalti non autorizzati) fino alla costruzione della mensa scolastica finanziata con i fondi europei del PNRR, i lavori finivano sistematicamente nelle mani di ditte colpite da interdittive antimafia o sottoposte a controllo giudiziario. Persino i contributi a fondo perduto per l'acquisto dei libri scolastici venivano erogati a cartolibrerie sprovviste di certificazione antimafia.
Il caso della squadra di calcio
La totale assenza di filtri ha travolto anche il mondo dello sport. L’associazione calcistica locale "Ags Soriano" aveva ottenuto gratuitamente l'uso dello stadio comunale e di una sede sociale senza alcuna gara pubblica o convenzione, lasciando i costi di gestione interamente a carico delle casse municipali. Nel direttivo della stessa associazione figuravano soggetti gravati da pesanti precedenti di polizia.
