Nella relazione sullo scioglimento finiscono anche i concorsi: ombre sulle assunzioni al Comune di Soriano
Il provvedimento fotografa una situazione definita dagli organi ispettivi come "particolarmente grave e caratterizzata da una gestione amministrativa incapace di garantire legalità"
Non soltanto affidamenti, rapporti con ambienti criminali, gestione dei beni pubblici e presunte interferenze mafiose. Nella pesantissima relazione che ha portato allo scioglimento del Comune di Soriano Calabro per infiltrazioni mafiose, trovano spazio anche i concorsi pubblici e le procedure di assunzione del personale, ritenuti dagli ispettori uno degli esempi più evidenti di una macchina amministrativa caratterizzata da opacità, anomalie procedurali e gestione poco trasparente.
Il provvedimento di scioglimento, adottato ad aprile scorso dal Consiglio dei ministri sulla base della proposta avanzata dalla Prefettura di Vibo Valentia, descrive infatti un ente locale segnato da profonde criticità amministrative. Secondo quanto riportato nella relazione ministeriale, l’attività della commissione d’accesso avrebbe fatto emergere un sistema amministrativo vulnerabile ai condizionamenti esterni, incapace di garantire imparzialità e rispetto delle regole, con effetti ritenuti tali da compromettere il corretto funzionamento dell’istituzione comunale.
Tra i capitoli più delicati del dossier figurano proprio le selezioni pubbliche bandite dal Comune. Gli ispettori si soffermano in particolare sulle procedure per l’assunzione di personale tecnico, evidenziando modalità operative giudicate anomale già nella gestione delle comunicazioni ai candidati. Secondo quanto ricostruito nella relazione, l’ente non avrebbe seguito il normale scorrimento della graduatoria finale, scegliendo invece di inviare una comunicazione generalizzata a tutti gli idonei per verificare la disponibilità all’assunzione, passaggio che – viene sottolineato – non era previsto dal bando originario.
Dagli approfondimenti investigativi sarebbe emerso che a quella comunicazione avrebbe risposto un solo candidato, classificatosi però nelle ultime posizioni della graduatoria. Al contrario, un altro concorrente collocato in posizione più favorevole, che aveva manifestato interesse rispetto agli esiti della selezione, non avrebbe ricevuto alcuna comunicazione formale relativa allo scorrimento. Circostanze che, per la commissione, avrebbero contribuito ad alimentare dubbi sulla correttezza della procedura.
Ma non è tutto. La relazione richiama anche ulteriori elementi considerati significativi dagli investigatori, tra cui presunte frequentazioni “controindicate” attribuite al soggetto successivamente assunto. Un aspetto che si inserisce nel quadro più ampio delineato dagli ispettori, secondo cui diversi segmenti dell’apparato comunale sarebbero stati caratterizzati da carenze nei controlli e da una gestione amministrativa ritenuta distante dai principi di trasparenza e imparzialità.
Ancora più severo il giudizio espresso su un’altra procedura concorsuale riguardante l’assunzione di un dirigente amministrativo-contabile. In questo caso, la relazione sostiene che la selezione, formalmente riservata al personale interno, sarebbe stata costruita attraverso una serie di modifiche al piano del fabbisogno del personale tali da restringere di fatto la platea dei possibili partecipanti a un unico candidato.
Secondo gli accertamenti della commissione d’accesso, soltanto una persona avrebbe posseduto i requisiti necessari per partecipare alla procedura, circostanza che avrebbe trasformato la selezione in un concorso sostanzialmente “su misura”. Gli ispettori parlano apertamente di una forzatura dei meccanismi previsti dalla normativa, evidenziando come una procedura teoricamente aperta si sarebbe tradotta, nei fatti, in una selezione destinata a favorire un soggetto ben individuato.
Ad aggravare il quadro, il fatto che il candidato risultato poi vincitore ricoprisse già il ruolo di vicesegretario comunale facente funzioni. Una figura che, secondo la relazione, avrebbe partecipato anche agli atti preparatori e propedeutici all’indizione dello stesso concorso, elemento ritenuto particolarmente delicato sotto il profilo dell’opportunità amministrativa.
Le contestazioni sui concorsi si inseriscono all’interno di un quadro molto più ampio delineato nella relazione prefettizia. Il documento parla di un Comune segnato da diffuse irregolarità gestionali, affidamenti contestati, omissioni nella gestione del contenzioso, criticità nella valorizzazione dei beni confiscati e rapporti ritenuti problematici tra alcuni amministratori, dipendenti comunali e soggetti vicini ai contesti criminali del territorio.
Gli ispettori hanno inoltre evidenziato presunte anomalie nella gestione di appalti pubblici, nei subappalti relativi a lavori finanziati con fondi Pnrr, nelle concessioni di immobili comunali e persino nell’erogazione di contributi pubblici. Elementi che, nel loro complesso, hanno portato il Ministero dell’Interno a ritenere compromessa la regolare attività amministrativa dell’ente.
Per il Comune di Soriano Calabro si tratta del terzo scioglimento per infiltrazioni mafiose, un provvedimento che fotografa una situazione definita dagli organi ispettivi come particolarmente grave e caratterizzata da una gestione amministrativa incapace di garantire legalità, trasparenza e tutela dell’interesse pubblico.
