Potrà rimanere a Vibo da dove però non dotrà spostarsi. Il gip distrettuale di Catanzaro alleggerisce la misura cautelare nei confronti di Vincenzo De Filippis, 48 anni, docente di matematica ed ex assessore comunale all'Ambiente durante la giunta guidata da Elio Costa. Il divieto di dimora nella città di residenza si trasforma in un obbligo. Il giudice ha infatti accolto le argomentazioni presentate dal difensore del noto professore vibonese, l'avvocato Diego Brancia. Il gip, lo stesso che il 19 dicembre scorso aveva firmato l'ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nell'ambito della maxi inchiesta "Rinascita Scott" e che la scorsa settimana ha revocato la misura cautelare permettendo al 48enne di tornare in libertà, ha quindi disposto il solo obbligo di rimanere a Vibo, la sua città di residenza dove è nato, vive e presto tornerà a lavorare.

L'ipotesi accusatoria. De Filippis resta indagato a piede libero con l'accusa di scambio elettorale politico-mafioso. Per il giudice sussiste il pericolo di analoghe condotte delittuose ma il decorso del tempo dalla commissione del fatto ha consentito l'alleggerimento della misura cautelare. Dai domiciliari all'obbligo di dimora in due fasi distinte. A metterlo nei guai la sua passione per la politica e, in particolare, la candidatura alla Camera dei Deputati in occasione delle elezioni politiche del 4 marzo del 2018. Secondo l'accusa nelle vesti di candidato e di insegnante all'Istituto superiore professionale "De Filippis-Prestia" di Vibo Valentia per il tramite di Alfredo Lo Bianco (anche lui scarcerato con l'obbligo di dimora) avrebbe stretto un patto con Orazio Lo Bianco (esponente della 'ndrina dei "Cassarola") per il quale in cambio di voti si sarebbe prodigato affinché il figlio di quest'ultimo venisse iscritto nella classe in cui insegnava e di conseguenza gli venisse garantita la promozione al termine dell'anno scolastico. (mi.fa.)

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