Intimidazioni e rapine a Vibo: telecamere out, città impreparata
Allarme criminalità sul territorio. Politica lontana dai problemi: mancano i soldi per la manutenzione delle telecamere. Attesa per il Comitato per l'ordine e la sicurezza che si riunirà alle 17 in Prefettura
di MIMMO FAMULARO
Da una parte gli annunci, i proclami, le promesse; dall'altra gli incendi dolosi, le rapine e i furti. Da un lato lo Stato, dall'altro la criminalità. In mezzo un territorio sempre più in preda alla recrudescenza mafiosa e sempre meno sicuro.
Città insicura. All'improvviso Vibo si è riscoperta città impreparata ad affrontare l'escalation criminale che non sembra conoscere sosta. Mezzi incendiati, atti intimidatori, rapine alle tabaccherie e agli esercizi commerciali: è ormai allarme rosso. Talmente rosso da indurre il prefetto Carmelo Casabona a convocare il Comitato per l'ordine e la sicurezza pubblica che si riunirà oggi pomeriggio alle 17. All'ordine del giorno del vertice, al quale prenderanno parte i massimi rappresentanti provinciali delle Forze dell'ordine, c'è la sequenza impressionante di rapine che sta terrorizzando i commercianti vibonesi ed, in particolare, i tabaccai. Sul tavolo anche la grave intimidazione perpetrata ai danni della ditta di Polistena che sta eseguendo i lavori di costruzione del nuovo teatro.
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Telecamere fuori uso. Un aiuto sostanziale a polizia e carabinieri, che stanno lavorando in sinergia per identificare gli autori delle intimidazioni e delle rapine, potrebbe arrivare dal sistema di videosorveglianza predisposto nei punti strategici della città. Il condizionale è quanto mai d'obbligo perché, purtroppo, le venti telecamere predisposte non sono in funzione da tempo. Mancano i soldi per la manutenzione degli impianti che dovrebbero essere collegati alle centrali operative della Questura e del Comando provinciale dei carabinieri. Sollevato il caso, il prefetto Carmelo Casabona ed il questore Filippo Bonfiglio hanno anche sollecitato il ministero dell'Interno ad intervenire per rimettere in funzione il sistema di videosorveglianza e riaccendere le telecamere che renderebbero un pò più sicura la città fungendo anche da deterrente per i malviventi e i male intenzionati.
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Indagini in salita. Senza l'ausilio delle telecamere, che in passato hanno aiutato a decifrare casi più complicati di cronaca nera e a risolvere anche omicidi di mafia, gli stessi investigatori sono costretti a procedere per vie tradizionali all'identificazione degli autori delle rapine e delle intimidazioni. Lavoro più arduo che - promettono i vertici delle Forze dell'ordine - produrrà risultati a breve. Intanto è stato predisposto il controllo totale del territorio allo scopo di prevenire eventuali azioni delittuose. Ulteriori misure verranno predisposte nel corso dell'atteso Comitato per l'ordine e la sicurezza in programma nel pomeriggio di oggi.
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Politica assente. Silenzio assoluto invece dalla parte della politica. Nessuna presa di posizione ufficiale dai parlamentari e dai consiglieri regionali che dovrebbero rappresentare il territorio e neanche del sindaco Elio Costa che rappresenta la città e i cittadini. Tutto tace sul fronte istituzionale mentre i tabaccai vengono sistematicamente depredati e la ditta, che si sta occupando della più grande opera in costruzione a Vibo, viene danneggiata ed intimidita. Nessun sussulto. Al contrario di quanto invece è avvenuto e sta avvenendo in altre città calabresi finite nella morsa della criminalità come Lamezia e Catanzaro dove i rispettivi sindaci, Paolo Mascaro e Sergio Abramo, hanno imposto altre linee e altre strade.
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